Il Papa ad Assisi: Chi è san Francesco? Un panteista o un uomo rivestito di Cristo? [link url=https://www.tempi.it/fotogallery/papa-francesco-in-visita-ad-assisi#.Uk7YWWROrt4]Foto[/link]

La visita ai disabili «piaghe di Cristo», i poveri che «vanno guardati negli occhi», la vera testimonianza del santo, i morti di Lampedusa, la Siria. Cronaca dell’intensa giornata del Pontefice

Quella ad Assisi è stata una giornata intensa per papa Francesco. Prima ha visitato i malati dell’Istituto Serafico, quindi ha tenuto un discorso nella sala della Spogliazione ed infine ha celebrato la Santa Messa sul sagrato della Basilica davanti a 50mila persone, tra cui anche il presidente del Consiglio Enrico Letta, a cui il pontefice ha rivolto un saluto e l’invito a lavorare per il bene comune, «guardando a ciò che unisce più che a ciò che divide».
Incontrando i disabili dell’istituto Serafico, papa Francesco ha detto di essere «tra le piaghe di Gesù» e queste piaghe chiedono di essere ascoltate «da quelli che si dicono cristiani». Perché «Gesù è nascosto in questi ragazzi, in questi bambini, in queste persone. Sull’altare adoriamo la Carne di Gesù, in loro troviamo le piaghe di Gesù». Ma le piaghe di Cristo, «vengono spesso ignorate da un mondo dominato dalla “cultura dello scarto”».

CRISTIANI DA PASTICCERIA. Parlando nella Sala della Spoliazione, il pontefice ha parlato a braccio iniziando così il suo discorso: «Questi giorni scorsi sui giornali, sui mezzi di comunicazione, si sono fatte delle fantasie… “Il Papa andrà a spogliare la Chiesa, lì!”. “Di che spoglierà la Chiesa?”. “Spoglierà gli abiti dei vescovi, dei cardinali; spoglierà se stesso…”». Certo, ha proseguito, «questa è una buona occasione per fare un invito alla Chiesa a spogliarsi», ma «la Chiesa siamo tutti», quindi «tutti dobbiamo andare per la strada di Gesù, che ha fatto una strada di spogliazione, lui stesso». Anche se la tentazione è quella di «fare un cristianesimo senza Croce, senza Gesù, senza spoliazione», questa è una strada sbagliata, perché ci ridurrebbe a «cristiani di pasticceria».
Quel di cui occorre spogliarsi è la mondanità, che porta «la Chiesa, tutti noi, alla vanità, all’orgoglio che è l’idolatria». «Denaro, vanità, orgoglio» dominano «questo mondo selvaggio che non dà lavoro» a cui «non importa se ci sono bambini che muoiono di fame nel mondo; non importa se tante famiglie non hanno da mangiare, non hanno la dignità di portare pane a casa». A cui non importa nemmeno «che tanta gente debba fuggire dalla schiavitù, dalla fame e fuggire cercando la libertà e con quanto dolore, tante volte, vediamo che trovano la morte, come è successo ieri a Lampedusa. Oggi è un giorno di pianto!».
Nel discorso non pronunciato ma dato per letto, Papa Francesco sottolineava che la scelta di essere povero «non è una scelta sociologica, ideologica, è la scelta di essere come Gesù» di «seguirlo fino in fondo». Il cristiano, aggiungeva, «non è uno che si riempie la bocca coi poveri», è «uno che li incontra che li guarda negli occhi, che li tocca».

GESU’ NON E’ MORTO MA VIVO. Nell’omelia in piazza, il santo Padre si è presentato come un pellegrino «venuto per rendere lode al Padre di tutto ciò che ha voluto rivelare a uno di questi “piccoli” di cui ci parla il Vangelo: Francesco, figlio di un ricco commerciante di Assisi. L’incontro con Gesù lo portò a spogliarsi di una vita agiata e spensierata, per sposare “Madonna Povertà” e vivere da vero figlio del Padre che è nei cieli. Questa scelta, da parte di san Francesco, rappresentava un modo radicale di imitare Cristo, di rivestirsi di Colui che, da ricco che era, si è fatto povero per arricchire noi per mezzo della sua povertà. In tutta la vita di Francesco l’amore per i poveri e l’imitazione di Cristo povero sono due elementi uniti in modo inscindibile, le due facce di una stessa medaglia».
Cosa ci testimonia oggi la vita di san Francesco? «La prima cosa che ci dice è che essere cristiani è un rapporto vitale con la Persona di Gesù, è rivestirsi di Lui, è assimilazione a Lui. Da dove parte il cammino di Francesco verso Cristo? Parte dallo sguardo di Gesù sulla croce. Lasciarsi guardare da Lui nel momento in cui dona la vita per noi e ci attira a Lui. Francesco ha fatto questa esperienza in modo particolare nella chiesetta di san Damiano, pregando davanti al crocifisso, che anch’io oggi potrò venerare. In quel crocifisso Gesù non appare morto, ma vivo! Il sangue scende dalle ferite delle mani, dei piedi e del costato, ma quel sangue esprime vita. Gesù non ha gli occhi chiusi, ma aperti, spalancati: uno sguardo che parla al cuore. E il Crocifisso non ci parla di sconfitta, di fallimento; paradossalmente ci parla di una morte che è vita, che genera vita, perché ci parla di amore, perché è l’Amore di Dio incarnato, e l’Amore non muore, anzi, sconfigge il male e la morte. Chi si lascia guardare da Gesù crocifisso viene ri-creato, diventa una “nuova creatura”. Da qui parte tutto: è l’esperienza della Grazia che trasforma, l’essere amati senza merito, pur essendo peccatori».

SAN FRANCESCO PANTEISTA? La seconda cosa che ci ha insegnato il santo è che «chi segue Cristo, riceve la vera pace, quella che solo Lui, e non il mondo, ci può dare. San Francesco viene associato da molti alla pace, ed è giusto, ma pochi vanno in profondità. Qual è la pace che Francesco ha accolto e vissuto e che ci trasmette? Quella di Cristo, passata attraverso l’amore più grande, quello della Croce. È la pace che Gesù Risorto donò ai discepoli quando apparve in mezzo a loro: la pace francescana non è un sentimento sdolcinato. Per favore: questo san Francesco non esiste! E neppure è una specie di armonia panteistica con le energie del cosmo… Anche questo non è francescano, ma è un’idea che alcuni hanno costruito! La pace di san Francesco è quella di Cristo, e la trova chi “prende su di sé” il suo “giogo”, cioè il suo comandamento: Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato. E questo giogo non si può portare con arroganza, con presunzione, con superbia, ma solo si può portare con mitezza e umiltà di cuore».

L’UOMO AL CENTRO DELLA CREAZIONE. Il Papa ha poi proseguito citando il Cantico delle Creature: «Francesco inizia il Cantico: “Altissimo, onnipotente, bon Signore… Laudato sie… cun tutte le tue creature” (FF, 1820). L’amore per tutta la creazione, per la sua armonia. Il Santo d’Assisi testimonia il rispetto per tutto ciò che Dio ha creato e come Lui lo ha creato, senza sperimentare sul Creato per distruggerlo; aiutarlo a crescere a essere più bello e più simile a quello che Dio ha creato. E soprattutto testimonia il rispetto per tutto e che l’uomo è chiamato a custodire l’uomo, dove l’uomo sia al centro della creazione, al posto dove Dio, il Creatore, lo ha voluto. Non strumento degli idoli che noi creiamo. L’armonia e la pace! Francesco è stato uomo di armonia, uomo di pace. Da questa Città della Pace, ripeto con la forza e la mitezza dell’amore: rispettiamo la creazione, non siamo strumenti di distruzione! Rispettiamo ogni essere umano: cessino i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l’odio ceda il posto all’amore, l’offesa al perdono e la discordia all’unione. Sentiamo il grido di coloro che piangono, soffrono e muoiono a causa della violenza, del terrorismo o della guerra, in Terra Santa, tanto amata da san Francesco, in Siria, nell’intero Medio Oriente, in tutto il mondo. Ci rivolgiamo a te, Francesco, e ti chiediamo: ottienici da Dio il dono che in questo nostro mondo ci sia armonia, pace e rispetto per il Creato!».