Salire sul tram a Milano e sentirsi dire: “Scusi, lei legge ai suoi bimbi le storie dei pinguini gay?”

“Cosa ne pensa signora e signore? Non crede che libri così dovrebbero finalmente essere in dotazione alle maestre? Non pensa che i bambini debbano essere istruiti fin da piccoli alla diversità di famiglie? Cosa ne pensa di questi due pinguini-papà?”. E l’ovvietà che se sei democratico e non sei un “omofobo” non puoi non ammettere che la scuola deve aprirsi alla novità.

Ore 14,30 di giovedì 9 febbraio. Accendete la radio e vi sintonizzate su una storica emittente della sinistra italiana, Radio Popolare. Apprendete in diretta quanto è fantasiosa la strategia del marketing pubblicitario dell’agenda GLBT (Gaylesbobisexualtrasgender).
A Milano, due giovani attrici, ingaggiate da Radio Pop per fare rispettivamente la parte della mamma “diversa” e dell’educatrice “progressista”, salgono sul tramvai 12 e stimolano i passeggeri a reagire rispetto a un certo prodotto. Si tratta di un libro illustrato per bambini, dedicato, appunto, ai figli delle coppie gay e di cui si propone l’introduzione nelle scuole. “Cosa ne pensa signora e signore? Non crede che libri così dovrebbero finalmente essere in dotazione alle maestre? Non pensa che i bambini debbano essere istruiti fin da piccoli alla diversità di famiglie? Cosa ne pensa di questi due pinguini-papà?”.

Naturalmente, come potrebbe accadere per qualsiasi prodotto di largo consumo – profumi, reggiseni, giarrettiere, sigarette eccetera – ogni passeggero del tram 12 dice la sua. E, naturalmente, circola nell’aria qualcosa di allegramente conformista. Col mainstream si è sempre un po’ in difficoltà a dire la propria, il martello del circuito mediatico è quello, i gusti sono gusti, c’è libertà e via pedalare. Perciò si avverte anche via radio questo strano imbarazzo dei più, pudore, timore a dire parole sbagliate, ansia di rispondere con parole giuste, tipo: “che male c’è?”, “i tempi cambiano”, “è il progresso”.
Eppure stiamo parlando di un prodotto – libri illustrati per i più piccoli – di cui si propone il lancio in un mercato molto particolare (la scuola, i bambini). E lo si propone – nel caso con una finta mamma e una finta maestra – come se fossero cosmetici o reggiseni. Non fanno forse la stessa simpatia i testimoni di Geova che ti fermano all’angolo della strada o ti suonano al citofono per proporti la verità rivelata nei loro opuscoli?

Così, molto similmente agli apostoli di un Geova, queste attrici sul tram recitano l’apostolato della religione rivelata che viene giù dal Nord America e che è sbarcata nelle Commissioni Onu e Ue. E che adesso, di passaggio su un tram, è lì a fare i suoi proseliti, la sua bella opera di promozione, senza dover star lì rispiegare presupposti (tipo che non esiste natura, non esiste verità, non esiste realtà) e l’ovvietà che se sei democratico e non sei un “omofobo” (invenzione lessicale per impedire che tu possa esprimere un pensiero diverso dal mainstream) non puoi non ammettere che la scuola deve aprirsi alla novità.

“Ma i bambini non hanno problemi del genere”, bisbiglia una passeggera del 12. E allora? “Non crede signora che sarebbe bene che i bambini venissero preparati fin da piccoli?”. Suppergiù è la stessa cosa che disse qualche giorno fa la ministra Fornero, sebbene sia una cosa che non c’entri niente con l’articolo 18. Vabbè. Bisogna incominciare a martellarglieli in testa anche ai bambini certe cose. O volete lasciar filtrare in pubblico il pensiero che non è vero che magari i bambini crescono meglio con due papà o con due mamme, piuttosto che con quei vecchi arnesi di uomo e donna?
Benissimo, se questo è il mainstream progressista e colto, e a forte processo top-down, cioè dalle élite verso il basso, da Goldman Sachs (il cui AD ha appena fatto il suo atto di sottomissione e devozione all’agenda gay) a Radio Popolare, uno si chiede: e il compagno Pier Paolo Pasolini dov’è finito? Dov’è finito l’esame critico dell’omologazione, la libertà di pensiero, la critica ai rapporti di produzione e di riproduzione, quando l’agenda diventa urgenza di promozione ideologica e consumistica?

Già, una volta si andava al Cinema Mexico a rivedere per la trentesima volta un musical rock trasgressivo fatto di travestimenti e di ironia gay. Adesso si va sul tram e, come una setta avventista qualsiasi o commesse dell’Oreal, si vendono e si comprano prodotti di largo consumo capitalista che producono gli impiegati alla Glbt. Con i migliori auguri, di ovuli surgelati, di embrioni brevettati e di bambini pionieri, delle multinazionali.
Twitter: @LuigiAmicone