Saldi sulle ville “maledette”, ma nessuno le vuole

Che il nostro sia un popolo di superstiziosi è cosa nota. Sarà per questo motivo che molte delle splendide residenze del Belpaese non riescono a trovare nuovi proprietari. Chi comprerebbe mai la villa dove ha trovato la morte la contessa Vacca Agusta? Forse solo un giapponese senza cornetto nel taschino

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Il turismo macabro è una triste realtà: a moltissimi infatti piace farsi una foto di fronte al cancello della villetta di Olindo e Rosa Bazzi, di sfondo alla baita di Cogne o facendo finta di suonare al citofono di Michele Misseri. Ma se svendessero queste case che sono state luoghi di delitto, chi le comprerebbe? Probabilmente nessuno vorrebbe cominciare una nuova vita in un posto che è stato teatro di omicidi e dolore. Sarà per questo che quando in un condominio ci sono appartamenti in cui qualcuno è venuto a mancare, tutti si guardano bene dal farlo sapere al nuovo condomino e l’agente immobiliare certo parlerà della favolosa vista della casa, ma non dei suoi precedenti proprietari. Ma se una “villetta degli orrori” si può sempre abbattere e ricostruire, questo non vale per ville che hanno un valore storico, culturale e artistico. E si sa bene che gli italiani sono un popolo di superstiziosi.

Tanto che ancora una volta l’asta per villa Altachiara, quella in cui appartenuta alla contessa Vacca Agusta, costruita niente meno che da Lord Carnavon, l’archeologo maledetto da Tutankhamon, è finita senza un nuovo proprietario. La base d’asta avviata dal Tribunale di Chiavari era di 34 milioni e 750 mila euro e dopo il fallimento della prima chiamata verrà riproposta l’estate prossima, con un ribasso del quinto del valore. E non è l’unica grande villa tuttora senza acquirenti. Anche Villa Feltrinelli, detta Cacciarella, splendida residenza a strapiombo sull’Argentario, non ha più un padrone dopo aver perso Stefano Ricucci che vi aveva vissuto per qualche mese con Anna Falchi. Per gli interessati la base d’asta è di 21,6 milioni (almeno una decina in meno di quanto l’imprenditore romano l’aveva pagata). E anche Ca’ Dario sul canal Grande è attualmente disabitata perché pare che tutti i suoi inquilini siano finiti in bancarotta o deceduti per morte violenta (nella maggior parte incidenti stradali. L’ultimo, Raul Gardini, si è suicidato). Non ci resta che sperare in un compratore giapponese poco appassionato di cornetti scaramantici.

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