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Se Sal avesse cantato “per sempre no”, Aldo non si sarebbe incazzullato

Di Emiliano Ronzoni
07 Marzo 2026
Ma perché il giornalista del Corriere se l’è presa così tanto col vincitore di Sanremo e la sua canzone? Forse per quel sì detto davanti a Dio?
Il vincitore di Sanremo 2026 Sal Da Vinci (foto Ansa)
Il vincitore di Sanremo 2026 Sal Da Vinci (foto Ansa)

Non volevo, vi giuro che non volevo. Ma gli è che è intervenuto e uno, e poi è intervenuto e due, e poi non contento è intervenuto ancora e tre. E allora, scusate, ma devo intervenire anch’io. Sto parlando degli attacchi di quel che era, una volta, il notista gentile del Corriere della Sera, Aldo Cazzullo. Vittima il povero incolpevole Sal Da Vinci, tanto smarrito al momento della proclamazione a Sanremo, da sembrare di aver vinto quasi contro la sua volontà. Diciamocelo, quello di Cazzullo è apparso un attacco sorprendente e, insieme, meschinello assai: droni di parole a raffica, missili armati di disprezzo e mala ironia, hackeraggi della pubblica opinione con reti di malevoli allusioni.

Ora, non dico che con questo sia caduto un mito, no, perché Aldo Cazzullo, almeno per me, un mito non lo è mai stato. Men che meno da quando, via Corriere e trasmissioni televisive che sta inanellando con sempre maggiore ingordigia, spruzza l’aere con il suo simil cattolicesimo all’acqua di colonia («sono un cattolico non integrale»: che vuol dire, che è un cattolico da tre quarti? Da un quarto? Da mezzo litro, come il vino all’osteria?).

Col pezzullo di Cazzullo vi mazzullo

Da un po’ di tempo Cazzullo frequenta temi e valori religiosi: la Bibbia (qualcuno dice che è parola di Dio, troppo poco, evidentemente, per lui che, cazzulianamente, ama definirla il più grande romanzo della storia), e poi Dante, e poi san Francesco, con inframmezzo di interviste a vescovi e cardinali vari. Diciamocelo, francamente sarebbe meglio che no. Come Benigni deve aver scoperto che nel panorama editoriale i valori religiosi tirano (beninteso, ben slegati e distanti da Cristo e dalla Chiesa perché questa è un’altra storia). San Francesco, per esempio. Che era un grande sì, ma perché era ecologico, ed era anche povero, era contro il potere ed era pacifista. Il mix perfetto per piacere a chi è ricco, ama la natura incontaminata dall’alto del cavallo, ha il potere ed è solito guardare con ammirazione a chi mena le mani per inneggiare alla pace.

Ma, insomma, concediamolo: per tanti, il brodino di Aldo Cazzullo (“il pezzullo di Cazzullo”), era uno di quelli che andava giù, uno dei meno indigesti, uno di quelli che, come l’aspirina, non faceva mai né troppo bene né troppo male. Sinceramente spiace: Cazzullo, accompagnato settimanalmente dal suo pezzullo, poteva avviarsi tranquillamente lungo il viale di un dorato tramonto, quand’ecco che incappa in un Sal Da Vinci qualsiasi e l’aspirina del Cazzullo si trasforma in un’armageddon (“col pezzullo di Cazzullo vi mazzullo”). Ne ha dette di ogni sul povero Sal, e, inevitabilmente, su quelle centinaia di migliaia (terroni) che lo hanno votato: melodrammatico da camorra, uomo dai sentimenti più facili e insinceri, uomo da falso amore eterno e falso orgoglio nazionale.

Il giornalista Aldo Cazzullo (foto Ansa)
Il giornalista Aldo Cazzullo (foto Ansa)

Colonna sonora camorristica

Voi cosa credete che sia? Sentimento antipopolare? Noblesse oblige che, seguendo la lunga tradizione degli intellettuali post-risorgimentali, hanno in odio tutto quello che puzza un po’ di popolo? I soliti intellettuali che guardano con il sopracciglio alzato il Meridione con le sue matrone che se ne vanno al mare accompagnate da figli mariti nonni e zii e con sul tetto della macchina cofanate di pastasciutta e caponata? Quei ritardati che credono ancora che sposarsi davanti a Dio sia un impegno per sempre?

Ma no, non inquietatevi, state tranquilli: è sempre e solo semplice e pura logica, pura logica deduttiva: posto A ne consegue necessariamente B. Se Gratteri si è permesso di sostenere che al referendum voteranno per il sì la camorra, voteranno sì i delinquenti, voteranno sì i mafiosi, cosa potrebbe essere una canzone che grida a squarciagola: «Con la mano sul petto/ Io te lo prometto/ Davanti a Dio/ Sarà per sempre/ Sì, soltanto sì»? Ed ecco infatti Cazzullo con logica piana e lineare concludere: Per sempre sì al massimo «potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra».

Ora, io non sono mai stato a un matrimonio della camorra e non so cosa vi si canti, ma conoscendo lo scrupolo con cui Cazzullo si documenta, non dubito che abbia visto con i propri occhi, toccato con mano e magari apprezzato   pasta patate e provola, salsiccia e friarielli, cuoppo fritto, pastiera e babbà.

Cazzullo preveggente

«Certo, anche in passato abbiamo sentito a Sanremo canzoni nazionalpopolari, o se preferite popolaresche, che vellicavano i sentimenti più facili, e pazienza se poco sinceri, dall’amore eterno all’orgoglio nazionale».

Sentimenti più facili? Ok, questo è un giudizio suo, ma perché poco sinceri? Come fa a dirlo? Forse che Aldo Cazzullo da quando frequenta san Francesco ha ricevuto in dono la preveggenza?

Conclude il suo pezzullo Cazzullo:

«Resta l’impressione che l’Italia dei primi anni 2000 sia un paese in cui chiunque possa fare qualsiasi cosa. Chiunque può allenare la nazionale, chiunque può fare il presidente del Consiglio, chiunque può fare il capo dell’opposizione, al prossimo giro chiunque potrà fare il presidente della Repubblica; e Sal da Vinci può vincere il festival di Sanremo».

E chiunque, aggiungiamo noi, anche Aldo Cazzullo, può fare il giornalista.

Grande Sal Da Vinci

Ultima domanda: ma perché con tutti i guai che ci sono nel mondo, con gli strazi delle guerre dell’Iran, dell’Ucraina e chi più ne ha più ne metta, Cazzullo ha sentito il bisogno di intervenire più e più volte contro Sal Da Vinci? Semplice: perché ogni suo pezzullo ha suscitato tali e tante reazioni della gente semplice, gli hanno scritto scandalizzati, umiliati, offesi, così in tanti, che lui, piemontese delle Langhe, è dovuto tornare a spiegare ai napoletani duri di testa, quelli che non capiscono, terroni, cosa vuol dire amare Napoli:

«Adoro la grande tradizione della canzone napoletana, Renzo Arbore, Caruso. Amo Tullio de Piscopo, Toni e Paul Esposito, la nuova compagnia di canto popolare di Eugenio Bennato, suo fratello Edoardo, James Senese. Amavo soprattutto più grande di tutti, Pino Daniele. Allo stesso modo amo il cinema di Totò e il teatro di Eduardo».

Ma per favore, «quella attitudine strappacore enfatica consolatoria: l’amore per sempre, ti prometto davanti a Dio…», quello no! Insomma, a Pezzullo il cazzullo, piace vincere facile. Fosse che fosse di citarne uno che sia stato un po’ sulle balle. No, lui ama tutti quelli che tutti amano. Lui ama tutti quelli portati in palmo di mano e blanditi e vezzeggiati da quella banda di banditi che hanno plasmato il sentire di noi italiani in questi anni disgraziati. Tutti quelli che sono serviti a scavalcare, a ricacciare in cantina sentimenti stupidi e retrogradi di una nazione che ha avuto la grave colpa storica di essere cattolica e romana e di credere per troppo tempo a Dio e ai sì detti davanti a lui.

Grande Sal Da Vinci! Ci permetta un consiglio: la prossima volta che compone una canzone, invece di metterci di dire sì davanti a Dio, ci metta di dire sì davanti al sindaco. Precisando poi, se del caso, che lì l’amore, come del resto il sindaco, non è eterno. Vedrà che se la cava.

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