Ma perché il giornalista del Corriere se l’è presa così tanto col vincitore di Sanremo e la sua canzone? Forse per quel sì detto davanti a Dio?
Il vincitore di Sanremo 2026 Sal Da Vinci (foto Ansa)
Non volevo, vi giuro che non volevo. Ma gli è che è intervenuto e uno, e poi è intervenuto e due, e poi non contento è intervenuto ancora e tre. E allora, scusate, ma devo intervenire anch’io. Sto parlando degli attacchi di quel che era, una volta, il notista gentile del Corriere della Sera, Aldo Cazzullo. Vittima il povero incolpevole Sal Da Vinci, tanto smarrito al momento della proclamazione a Sanremo, da sembrare di aver vinto quasi contro la sua volontà. Diciamocelo, quello di Cazzullo è apparso un attacco sorprendente e, insieme, meschinello assai: droni di parole a raffica, missili armati di disprezzo e mala ironia, hackeraggi della pubblica opinione con reti di malevoli allusioni.
Ora, non dico che con questo sia caduto un mito, no, perché Aldo Cazzullo, almeno per me, un mito non lo è mai stato. Men che meno da quando, via Corriere e trasmissioni televisive che sta inanellando con sempre maggiore ingordigia, spruzza l’aere con il suo simil cattolicesimo all’acqua di colonia («...
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