Euroclub è l’amico simpatico

Di Cristiano Carenzi
11 Luglio 2026
Il progetto collettivo di diversi produttori italiani sta facendo le cose veramente bene. Perché ha tre punti di forza

In una chat WhatsApp con tre amici, dove spesso si girano consigli musicali, è qualche mese che almeno una volta a settimana qualcuno manda un brano del collettivo Euroclub. A un certo punto mi son chiesto: perché piacciono così tanto? Non è una risposta banale, visto il genere che fanno.

Riavvolgiamo il nastro: Euroclub è un progetto di 8 (ora 7, perché Camoufly è uscito) produttori italiani che vengono da contesti diversi – c’è chi è nato con la trap come Greg Willen o Lenny Delicious, e chi è sempre stato più vicino al mondo dell’elettronica come Automhate o msft. Dopo essere comparsi su Instagram hanno annunciato il loro primo disco, Euroclub, pubblicato il 28 novembre 2025. A meno di sei mesi di distanza è arrivato il secondo capitolo, Euroclub II, uscito il 21 maggio. Il primo l’ho consumato per tutto l’inverno; il secondo non esce dalle cuffie da quando è uscito, e continuo a pensare solo una cosa: ma quanto spacca questo progetto?

Identità e divertimento

Il primo punto di forza è l’identità. I suoni su cui si muovono sono quelli del clubbing europeo, snobbando volontariamente il mondo americano e richiamando nostalgicamente l’eurodance degli anni Novanta e Duemila. Non c’è scelta più ovvia di chiamarsi Euroclub: sono quello che dicono di essere, e nello scenario musicale italiano non è per nulla scontato. Hanno poi avuto la fortuna di scegliere suoni che negli ultimi dieci anni sono stati un po’ messi da parte – anche se adesso la scena elettronica sta decisamente tornando in auge – ma che funzionano dannatamente bene. Certo bisogna saperlo fare, e loro ci riescono: anche il secondo capitolo, pur essendo meno immediato e levigato del primo, riesce ad accogliere un orecchio non particolarmente abituato al genere. Non suonano come un club di Berlino hard techno – quello che a un neofita sembrerebbe solo musica da mal di testa – ma sanno portarti dentro la loro identità senza sbatterti la porta in faccia.

Il secondo punto di forza è legato al primo: i loro brani sono divertenti, e si sente che si divertono a farli. Se qualcuno ascoltasse il remix di Whoops di Bountyhunter firmato da Dimitri Vegas & Junkie Kid, è plausibile che lo trovi pesante e poco accessibile. Ascoltando Euroclub ti troveresti davanti a suoni magari non immediati, ma giocosi, ironici, fatti con il sorriso. Si vede che al gruppo piace quello che fa.

Qualcosa di raro

Infine, c’è qualcosa che oggi vale più di quanto sembri: vedere questi ragazzi insieme, divertiti nel portare avanti un progetto genuino che non ha particolare mercato nel panorama italiano. In un’epoca segnata dalla solitudine, un collettivo che si diverte a fare quello che vuole è una cosa forte. Euroclub non è perfetto, non è tutto giusto, ma è sincero.

Tutte queste cose, messe insieme, rendono Euroclub qualcosa di veramente raro in Italia: se l’artista pop medio a cui ci sta abituando sempre di più il mercato è un adolescente imbronciato, loro sono quell’amico che ha sempre il sorriso in faccia e la battuta pronta.

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