Rousseau. Comunque vada decideranno Casavolpe e Beppegatto

Non è «l’ora di sognare» come dice Conte, ma quella di farsi qualche domanda sulle assurdità cui ci costringono i grillini

«Basta dubbi, è ora di sognare», dice l’avvocato del popolo Giuseppe Conte, quello così super partes da festeggiare nel quartier generale grillino la vittoria dei pentastellati alle elezioni del 4 marzo 2018. È ora di sognare, fidatevi, sarà un altro anno “più bellissimo” del precedente.

Ma se questo governo parte solo dopo la certificazione della piattaforma Rousseau, siamo messi malissimo. È in corso il voto dei grillini, ma, comunque andrà a finire, c’è qualcosa che non torna nelle bugie propagandate da Pinocchio Conte a beneficio di ciò che è già stato deciso da Casavolpe e Beppegatto.

I dubbi su Rousseau non sono dell’ultima ora. Ad averne di fondati erano, fino a ieri, quegli stessi piddini che, oggi, pur di far nascere il governo giallorosso, sono disposti a soprassedere. Ma è normale che un esecutivo debba rimanere appeso al responso dato da uno sparuto gruppo di votanti su una «piattaforma digitale gestita dal capo di una srl privata e costruita con procedure capaci di violare la privacy dei propri iscritti, al punto da essere stata considerata dal Garante per la privacy una struttura a rischio costante di manipolazione»? (Riccardo Luna, Repubblica). Che succederà se il responso al quesito sarà “no”? Si va a votare? Ma allora che ci stanno a fare i parlamentari grillini, i loro capi, le consultazioni al Quirinale? Siamo all’assurdo. E siamo all’assurdo perché il M5s è un “non partito” assurdo.

ASSURDITÀ NUMERO 1

La trasparenza della piattaforma è una chimera.
Quanti sono gli iscritti a Rousseau? Il suo presidente, Davide Casaleggio, non ne ha mai rivelato il numero. Secondo fonti interne, non confermate, sarebbero 115 mila. Già in passato, il Garante della privacy ha multato Rousseau per 82 mila euro, contestando il trattamento illecito dei dati personali e la possibilità di alterare il voto. Vero è che, dopo i rilievi, è stata realizzata una nuova area più sicura per il voto digitale, ma il tutto rimane sempre molto opaco e poco sicuro.

Claudio Cerasa nota oggi sul Foglio che, dalla Svizzera alla Germania, ai Paesi Bassi, al Regno Unito e alla Norvegia, si è concluso che:

«il voto elettronico non è sicuro, è pericoloso, è a rischio manipolazione e può mettere a repentaglio la fiducia non solo nella democrazia rappresentativa ma anche in quella diretta (che è una cosa seria, non l’hanno inventata i populisti e non coincide con la democrazia digitale).

E come scrive oggi sempre Luna su Repubblica:

Forse un giorno gli archeologi, per capire la nostra epoca, andranno ad analizzare i misteriosi server dell’Associazione Rousseau. Quanti erano davvero gli aventi diritto al voto? Qualcuno ha votato più volte? Qualcuno ha provato a modificare la tabella dei risultati? È tutto in alcuni computer, nel cloud di qualche grande operatore, e noi non possiamo saperlo. In fondo, per come stanno le cose in termini di trasparenza, Rousseau purtroppo non è molto diverso dall’oracolo di Delfi.

ASSURDITÀ NUMERO 2

Comunque vada, decidono Casavolpe e Beppegatto.
Di Maio ha detto che il voto su Rousseau determinerà le scelte dei cinquestelle. Sicuri? La verità è che, se il risultato non aggrada Beppe Grillo, si cambia. Esiste un precedente: quando nel 2017 gli iscritti votarono come candidata sindaco di Genova la professoressa Marika Cassimatis, il verdetto fu poi ribaltato da Grillo che sconfessò il responso con un post sul suo blog dal titolo “Fidatevi di me”.

ASSURDITÀ NUMERO 3

Rousseau vale come Mattarella?
Una crisi di governo ha le sue procedure. Con questo voto, possiamo dire che la piattaforma Rousseau ha valore istituzionale? Un voto gestito da una società privata vale più di quanto il capo politico del M5s dice al capo dello Stato durante le consultazioni? Occorre chiarire, non sono questioni di lana caprina. L’altro giorno, Valerio Tacchini, considerato il “notaio” della piattaforma, ha detto che queste votazioni sono come il televoto di X-Factor. La democrazia ridotta a talent show, bella consolazione.

ASSURDITÀ NUMERO 4

Per il Pd è tutto ok.
Fino a ieri Pd e M5s stelle se ne dicevano di tutti i colori. Poi la giravolta. Ma su Rousseau, i democratici non si erano limitati alla polemica politica o allo sberleffo («Grillo, esci da questo blog!», gli disse Renzi), ma lo scorso maggio, Francesco Boccia, Graziano Delrio, Emanuele Fiano presentarono una proposta di legge sul conflitto d’interessi digitale. Chiaramente, una mossa per mettere in difficoltà i grillini. Oggi, invece, Delrio è tra i maggiori assertori della necessità di un’intesa tra M5s e Pd. Con tanti saluti alla coerenza.

CONCLUSIONE

La conclusione è dunque che il voto su Rousseau è solo il lavacro in cui i grillini cercando di immergere le proprie contraddizioni, cercando di recuperare una verginità politica figlia dei loro errori e ripensamenti. Non si capisce perché una democrazia debba sottostare a questa loro pantomima.

Foto Ansa