Roma, propaganda Lgbt a scuola. Cosa insegneranno ai ragazzi? Che arriva l’era postspermatozoica e che la grammatica è sessista?

Si chiude domani la possibilità per gli istituti di aderire al progetto “Le cose cambiano”, con testimonial come Maraini, Vecchioni, Veronesi. Proteste: «L’omofobia si vince con l’e­ducazione, non con l’ideologia»

«L’omofobia si vince con l’e­ducazione, non con l’ideologia». In un comunicato, Emma Ciccarelli, presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio, ha voluto esprimere tutte le sue critiche al bando promosso dall’assessorato scuola, infanzia, giovani e pari opportunità di Roma. Bando che, con il titolo “Le cose cambiano”, si propone di inserire nelle scuole la teoria del gender. Ovviamente, l’operazione è più sottile, si parla di contrasto al bullismo omofobico, ma, nella sostanza, di questo si tratta, tanto che non c’è nessun mistero sul fatto che il “corso” riporta tutte le idee delle associazioni gay.

SEMPLIFICAZIONI E INDOTTRINAMENTI. Il progetto, pensato per gli studenti delle scuole medie superiori, si avvarrà dei testimonial del bel mondo dello spettacolo – Serena Dandini, Ferzan Ozpetek -, ma anche di personaggi noti quali Umberto Veronesi (che predice l’avvento dell’era postspermatozoica), Dacia Maraini (che dice che «la grammatica è sessista»), Francesca Vecchioni (la figlia del cantante che, come vi avevamo raccontato, incita a usare le parole di papa Francesco sui gay per far passare le teorie gender).
Le iscrizioni si chiudono domani e non sono mancate le proteste di chi, pur ribadendo il proprio contrastato a qualsiasi tipo di discriminazione, ha sollevato le proprie perplessità in merito alla vicenda. Il forum delle associazioni famigliari del Lazio, come detto, ha mostrato tutto il proprio sconcerto per non avere ancora ricevuto dal sindaco Ignazio Marino alcuna risposta alla richiesta di un confronto inviatagli ben otto mesi fa. «Non solo – ha aggiunto il Forum -: dopo aver smantellato tutte le politiche familiari che avevamo contribuito ad attuare negli anni precedenti, vengono prese iniziative che riguardano le famiglie romane senza confrontarsi con le Associazioni familiari o dei genitori. Siamo contrari, come è ovvio, ad ogni forma di bullismo all’interno delle scuole: ogni vita è degna indipendentemente dall’orientamento sessuale e la violenza deve essere condannata fermamente da qualunque parte provenga. Ma siamo altrettanto convinti che questo delicato tema educativo debba essere trattato concordando con i genitori i modi e i tempi onde evitare semplificazioni o indottrinamenti. Abbiamo ricevuto centinaia di mail da parte di genitori spaventati per queste proposte educative che trattano temi così delicati. L’omofobia si vince con l’educazione, non con l’ideologia».

APPALTO ALLE ASSOCIAZIONI LGBT. Anche Gigi De Palo, combattivo ex assessore alla Famiglia, ha fatto sentire la propria voce: «Siamo tutti contro l’omofobia e le discriminazioni, ma su temi così delicati più che la propaganda serve il coinvolgi­mento dei genitori che devono poter scegliere per i loro figli. Qui non si tratta di dire sì o no all’omofobia, perché ogni di­scriminazione va combattuta con de­cisione, che sia chiaro. Ma il Campi­doglio dimostra di non avere un pro­getto educativo e preferisce appalta­re alle associazioni Lgtb un proble­ma che invece va affrontato senza af­fermazioni ideologiche. Rifiutando, fra l’altro, di coinvolgere le associa­zioni familiari e dei genitori. L’adole­scenza è un periodo delicato di for­mazione della personalità. E i genitori degli studenti, fra l’altro minorenni, hanno il diritto, anzi il dovere di es­sere coinvolti preventivamente. Ri­cordo che non si tratta di materie cur­riculari e le fa­miglie devono essere messe in con­dizione di poter scegliere consape­volmente, conoscendo in maniera dettagliata i progetti proposti. E se i genitori non intendono avvalersene per i loro figli, il Comune ne deve pro­porre di alternativi».