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Parole perse / Il rischio di delegare alle macchine il “pensare” e il “ricordare”

Di Pier Paolo Bellini
25 Giugno 2025
L'intelligenza artificiale “non può” pensare. È una miniera ricchissima di pensiero. Altrui. La definizione del senso e del valore delle cose sono responsabilità e prerogative umane. Oppure no
robot intelligenza artificiale
Un robot potenziato con l'intelligenza artificiale alla London Tech Week 2025 (foto Ansa)

Con il termine téchne i greci indicavano quel tipo di sapere pratico che aiuta l’uomo a trasformare il mondo. E se stesso. La nostra vita quotidiana, il nostro corpo, il nostro pensiero sono la risultanza di migliaia di anni nei quali la tecnologia, gli strumenti, hanno mediato il nostro rapporto con la realtà. Non dobbiamo andare con la mente soltanto agli strumenti materiali: la tecnologia che forse ha rivoluzionato di più la storia è stata la “parola”. La seconda, probabilmente, la scrittura. Riflettendo sulla meravigliosità di quest’ultima, il sociologo Walter Ong ne derivava però una constatazione molto profonda e drammatica: «Non si torna indietro». Il segno delle rivoluzioni tecnologiche Le rivoluzioni tecnologiche lasciano un segno indelebile nell’ambiente, nella mente e perfino nel corpo dell’uomo. La scrittura ha reso possibile ogni progresso successivo: eppure, «entrare nel suo mondo eccitante significa lasciarsi indietro molte cose, altrettanto eccitanti e profondamente am...

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