Riforma Senato, avanti con il voto: «Se non si fa in tempo entro l’8 agosto, scatta la “tagliola”»

Lo ha comunicato il senatore Maurizio Gasparri, al termine della seconda conferenza dei capigruppo con il presidente Pietro Grasso, per cercare di accellerare il voto sui 7800 emendamenti alla legge costituzionale

Per sbloccare l’ostruzionismo al Senato nel voto degli emendamenti alla riforma costituzionale, se non si fa in tempo, «entro l’8 agosto si voterà con il contingentamento», ovvero “la tagliola”. Ad annunciarlo all’uscita della seconda conferenza dei capigruppo è stato Maurizio Gasparri (Fi). Durante la prima riunione, convocata dal presidente Pietro Grasso in tarda mattinata, la maggioranza ha proposto all’opposizione di ritirare in maniera drastica parte degli emendamenti o verrà applicata “la tagliola” per accellerare il voto definitivo. Dopo questa proposta la riunione dei capigruppo era stata sospesa e aggiornata alle 15.10 per consentire ai vari partiti di riflettere sul da farsi.

L’OPPOSIZIONE RESTA FERMA. Subito dopo la riunione Loredana De Petris, capogruppo di Sel a Palazzo Madama, ha spiegato che alla riunione oltre ai presidenti dei vari gruppi erano presenti anche rappresentanti delle “fronde” interne a Forza Italia e Pd, e che la posizione dei contrari rimane ferma. «Le nostre richieste sono sempre le stesse: elezione diretta del Senato, riequilibrio con la Camera e meno firme per il referendum. Ora ci dicano, maggioranza e governo, cosa intendono fare» ha spiegato De Petris.

RENZI IPOTIZZA RINVIO A SETTEMBRE. Secondo quanto è emerso, il capogruppo Pd Zanda avrebbe sottolineato con forza che così non si può proseguire e ha richiesto la tagliola (anche Ncd ha condiviso questa linea e sottolineato attraverso il capogruppo Maurizio Sacconi che «La maggioranza è determinato a ottenere il voto sul ddl prima della pausa estiva»). Tuttavia nel gioco delle parti politico sembrerebbe che Matteo Renzi avesse iniziato a considerare possibile l’idea di rimandare tutto a settembre, anche se privatamente avrebbe dichiarato che in realtà la vera ipotesi che farebbe accellerare tutto resta sempre una: «Tornare al voto, chiedere ai cittadini quel consenso che la burocrazia e i frenatori professionisti vogliono negare al cambiamento». Riguardo alle richieste di modifica della legge costituzionale, secondo Repubblica il premier avrebbe dichiarato: «Non penso a compromessi e trattative. Ma non sono ostile in via di principio a singole modifiche. Il punto è che l’impianto deve rimanere unitario e condiviso. E che comunque quello che si tocca va deciso insieme».