Riforma fiscale, Forte: «Bisogna detassare i redditi di impresa»

L’economista Francesco Forte commenta la proposta di Tremonti per la riforma fiscale: «Il problema non è il numero di aliquote ma a quanto corrisponde quella massima. I redditi più alti devono avere un’aliquota di solidarietà sociale, magari intorno al 40%»

«Quella delle tre aliquote è una proposta che Giulio Tremonti ha già fatto ma il problema non è il numero delle aliquote, il punto è sapere se sarà utilizzato il credito di imposta, e io sono contrario, e a quanto ammonterà l’aliquota massima». Parla così a Tempi Francesco Forte, ex ministro delle finanze e professore emerito presso la facoltà di Economia della Sapienza di Roma, che prima di giudicare la proposta di Tremonti in materia di riforma fiscale vuole saperne di più.

Tremonti ha proposto una riforma con tre aliquote e cinque imposte sui redditi.

Il problema non è il numero delle aliquote, ma l’entità di quella massima. Se è quella storica del 33%, io sono contrario perché le persone che hanno un reddito di 300 mila euro è giusto che paghino di più. C’è un problema di equità sociale, i redditi più alti devono avere un’aliquota di solidarietà sociale, magari intorno al 40%. Bisogna essere certi però che l’aliquota massima riguardi solo i redditi elevati, mentre ora non è così. C’è poi un’altra cosa da valutare.

Quale?

Chi è il soggetto di imposta? Se viene introdotto il coefficiente familiare alla francese, si può semplificare tutto il sistema. Ad ogni modo non è questa la riforma decisiva. Quello che bisogna fare per rilanciare il paese è detassare il reddito di impresa, i salari di produttività e il lavoro giovanile. Su questo Sacconi ha fatto una timida apertura, Confindustria e Banca d’Italia sono rimasti più vaghi.

Sul Foglio ha scritto contro l’Economist che Berlusconi è l’unico che ha cercato davvero di liberalizzare l’economia nel paese. Ma c’è riuscito?

No, non c’è riuscito perché ha contro una coalizione dirigista fatta di gruppi di interesse che l’ha impedito. Basta vedere questo referendum inutile sull’acqua, che poi in verità riguardava i servizi pubblici locali: ci dovevamo adeguare alle normative europee e invece il decreto Ronchi è stato bocciato. Il governo deve lasciare gli enti locali ai loro problemi, che siano loro a rispondere all’Europa. Il punto dove ha fallito di più Berlusconi è l’edilizia urbanistica. In Italia non si può fare nulla, c’è un tale dirigismo a livello urbanistico sul territorio che ogni operazione che Berlusconi ha cercato di fare è stata bloccata. Purtroppo siamo un paese che culturalmente tende allo statalismo in economia.

Sul numero 24 di Tempi, in edicola dal 16 giugno, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla famiglia Carlo Giovanardi è fiducioso sull’attuazione di un piano nazionale per la famiglia. E’ la volta buona?
Bisogna introdurre il coefficiente familiare francese nella riforma fiscale. O si fa una modifica strutturale di questo tipo, e si eliminano così tutte le diverse detrazioni che diventano inutili, o non servirà a niente.