Così l’inchiesta sul caporalato in Glovo rischia di rivoltarsi contro gli stessi ciclofattorini “sfruttati”. Ironia della sorte per un pm che si vanta di «supplire a fin di bene»
Foto Ansa
Mentre imperversa la campagna referendaria sulla riforma Nordio, la giustizia milanese ha deciso che era l’ora di mettere nel mirino un nuovo nemico: le piattaforme di delivery, quelle che gestiscono le consegne a domicilio di cibo attraverso i cosiddetti rider. In particolare, è il pm Paolo Storari a essersi mosso, imponendo il controllo giudiziario in Italia al colosso Foodinho-Glovo per il presunto sfruttamento di circa 40 mila fattorini.
Un magistrato, Storari, che non più tardi di qualche settimana fa ha candidamente affermato nel corso di un convegno della corrente progressista Magistratura democratica (quelli che i detrattori chiamano “toghe rosse”): «Supplisco, confesso. Però supplisco oggettivamente forse a fin di bene». Tradotto: Storari crede al ruolo di supplenza dei giudici e ha in più di un’occasione svolto indagini contro grandi operatori della logistica o marchi della moda accusandoli non soltanto di sfruttare i lavoratori, ma addebitando loro obblighi di controllo sui...
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