Retropensieri tantrici, còlle e Cgil? No, grazie

Nell’editoriale della scorsa settimana vedo citato come “cosiddetto leader di Cl” Giancarlo Cesana, mentre don Giussani – a cui pure riconoscete la paternità di tutta quell’impresa movimentista cattolica che arriva fino al Meeting di Rimini – sembrerebbe apparire come un grande Battista precursore.

Nell’editoriale della scorsa settimana vedo citato come “cosiddetto leader di Cl” Giancarlo Cesana, mentre don Giussani – a cui pure riconoscete la paternità di tutta quell’impresa movimentista cattolica che arriva fino al Meeting di Rimini – sembrerebbe apparire come un grande Battista precursore. Infine l’editoriale è illustrato da un ritratto di Giorgio Vittadini, presidente della Cdo, il quale però non viene citato, cosa che mi fa sospettare che sia lo stesso Vittadini l’autore o, comunque, l’ispiratore. Come diceva Andreotti? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

G.Martella giunta Via Internet

Occorre un po’ di contorsionismo mentale e, soprattutto, parecchio tempo da perdere in esegesi tantriche per riuscire a leggere quel che non c’è scritto in un limpido editoriale. Noi non vorremmo dire che a furia di pensare come pensa Andreotti si fa peccato e spesso non ci si azzecca, ma vorremmo dare per certo ai nostri lettori che le cose che qui pensiamo, le scriviamo o, se non è il caso, ce le teniamo per noi. Di sicuro non usa qui da noi il metodo lievemente teppistico di mandarle a dire tramite illazione e messaggi cifrati. Gli editoriali, quando non recano una firma, sono sempre di ispirazione, scrittura e correzione soltanto del direttore.

Ho chiesto un parere, a proposito del Manifesto “Non conformatevi”, ad un giornalista dichiaratamente cattolico (di cui non farò il nome) con cui sono entrata in amicizia. Le critiche sono sempre le stesse che il mondo cattolico (ma non ciellino!) muove nei nostri confronti: presuntuosi, incapaci di umiltà e benevolenza verso gli altri cristiani, pronti a sparare addosso accuse di marxismo o manicheismo, assolutamente privi di carità. Allora ho risposto domandando cosa intendesse per “carità”, se non corrispondesse forse alla gentilezza, alla cortesia, a tutto quel mucchio di roba che tanto volentieri (e giustamente!) Cesana definisce “colla”, che non ha niente a che vedere con l’umanità che ti sta davanti. Cos’è? Forse la paura di offendere? O forse la paura di legare “i valori” alla persona di Cristo, dandoLo per scontato (e quindi di fatto inesistente)? Come sempre per tanti cattolici la persona di Cristo è qualcosa che non si sa cosa sia e il “sonno” è tale da non riuscire a leggere, nel Manifesto, le risposte stesse alle accuse fatte contro di esso.

Claudia Capitani, Bologna

Certo cosiddetto “mondo cattolico” ha il problema di come essere credibile, presentabile, aggiornato. Il che, francamente, ci lascia perfettamente indifferenti.

Hanno ferro e a fuoco genova, e poi i sinistri dell’opposizione hanno accusato le Forze dell’Ordine di aver ordito le trame per mettere sotto accusa ingiustamente le tute bianche o rosse, ovvero i teppisti dei centri sociali. Al fine di smentire le falsità della propaganda rossa, penso che sarebbe interessante che il Vs. periodico pubblicasse le sequenze dell’agguato: 1) isolamento della camionetta caduta nell’imboscata 2) selvaggio assalto con mazze, sassi, palanche e catene alla camionetta di cui stavano sfondando i vetri dei finestrini e il tetto 3) lancio di un estintore che infrangeva il lunotto posteriore della camionetta, ferendo alcuni militi 4) tentativo di lancio di un secondo estintore per provocare un incendio, da parte del martire, che veniva colpito da due proiettili per autodifesa del carabiniere già rimasto ferito. Questi i fotogrammi che inchioderebbero i teppisti ed i sinistri che li appoggiano e che li giustificano, come Bertinotti, D’Alema e Rutelli, alle loro responsabilità, come il capo delle tute bianche che ha incitato i suoi alla guerra per impedire lo svolgimento del summit dei G8, a Genova.

Franco Scriattoli, Roma

L’hanno messa a ferro e fuoco, Genova, e ci han fatto pure il film, a Venezia. Sono mesi che, dopo il democratico plebiscito per la Cdl, studiano come sospendere la democrazia in Italia e tutto lascia pensare che alla fine di questi studi l’unico strumento trovato da un’opposizione tornata ai toni dell’estremismo, malattia infantile del comunismo, sia quello dell’abbonamento alla contestazione di piazza ai vari vertici internazionali e all’accender candele in chiesa perché l’autunno sia davvero caldo. Pazienza, si vede che non hanno ancora capito che gli italiani non sono come quella macchietta di don Vitaliano e probabilmente pensano che avanti così la sinistra ci metterà altri quarant’anni prima di tornare al governo.

Il ruolo di un sindacato nella scuola di oggi dovrebbe essere la difesa di una reale professionalità della figura docente, oggi impedita da una eccessiva burocratizzazione, da una grave limitazione della libertà e da uno stipendio da terzo mondo. Sembra invece che la professionalità non rientri negli interessi del mondo sindacale, indirizzato ad assumere il ruolo di controparte politica del governo. I proclami contro il ministro Moratti e la minaccia di un blocco totale delle attività scolastiche obbediscono infatti non ad una logica sindacale, ma ad un calcolo politico e tra l’altro non ottengono altro che riportare lo scontro ideologico dentro la scuola. Insegnanti e genitori non hanno bisogno di questo ritorno di ideologia, che paralizzerebbe la vita della scuola; devono invece diventare i soggetti della riforma, e questo è possibile se è lasciata loro la libertà di mettere in campo esigenze, esperienze e proposte che riportino al centro della scuola l’educazione. È quindi urgente che i sindacati non pretendano di disegnare la riforma della scuola, che non è il loro compito, ma ritornino ad operare negli ambiti di loro competenza, impegnandosi a favorire il passaggio dal ruolo impiegatizio dell’insegnante a quello di libero professionista. Allora sì che della riforma della scuola potranno occuparsi insegnanti, studenti e genitori, ora relegati a comparse da un’ingerenza sindacale che ha un unico obiettivo, quello di portare la scuola all’ingovernabilità! Se il caos e non la professionalità docente diventasse l’obiettivo dell’azione sindacale, ci sarebbe di che preoccuparsi, perchè un sindacato-politico è un pericolo grave per la democrazia!

Gianni Mereghetti, Insegnante al Liceo Scientifico Pascal di Abbiategrasso

Eravamo a Sassari, venerdì scorso, quando centinaia di quei 35mila insegnati assunti da Letizia Moratti erano costretti a bivaccare come bestie davanti alla scuola perché i burocrati, gli impiegati supesindacalizzati e gli ex provveditori manco sapevano quali cattedre assegnare. E gli agitatori della Cgil e Cobas (leggi Ds e Prc) erano già lì con le loro mozioni, ricorsi e piattaforme belligeranti contro il ministro. Però, siccome piano piano i tempi cambiano anche nella scuola, si è visto uno degli agitatori essere preso quasi a calci dal popolo dei lavoratori.