Bisogna che la voce spirituale della coscienza si incontri con quella fisica degli uomini che mediano Dio e che le due voci possano camminare insieme
Una scena del film Dio ha bisogno degli uomini (1950) di Jean Delannoy
Faccio parte di una scuola sociologica denominata “Teoria relazionale della società”, fondata dal professor Pierpaolo Donati: più volte ci ha rimproverato perché «non vediamo la relazione». E ho capito che ha ragione. Eppure tutti noi, pur non vedendole, sappiamo che le relazioni rappresentano uno degli aspetti più esaltanti, invadenti e invasivi della nostra quotidianità: ciò che ci fa innamorare e ciò che ci uccide. Per tentare di descriverla, noi sociologi ricorriamo spesso alla formula analogica di “effetto emergente”: la relazione è ciò che emerge (un “terzo”) quando almeno due persone si incontrano. Ha una sua vita, una sua personalità: non appartiene a nessuno dei due (o duemila) partecipanti, ma non vivrebbe senza la loro azione. Non sopravvive da sola. La si può rispettare o violentare, si può averne devozione. È alla radice di esperienze eroiche o degradanti. Ma non è mai semplicemente “mia”.
Dio non è un fatto interiore
Ho partecipato qualche settimana fa alla presentazione ...
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