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Ci sono ragioni politiche per votare sì al referendum sulla magistratura

Di Giancarlo Cesana
14 Marzo 2026
La riforma Nordio mi sembra una legge di buon senso e un progresso di civiltà nell’esercizio della giustizia. Il giudice deve essere parte terza, indipendente tra l’accusa e la difesa. Oggi non è così
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio alla Camera dei deputati, 22 ottobre 2025
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio alla Camera dei deputati, 22 ottobre 2025 (foto Ansa)

Questo è un articolo che non avevo pensato di scrivere. Riguarda gli aspetti politici del prossimo “referendum sulla giustizia”. In realtà non è sulla giustizia ma sullo sviluppo delle carriere dei magistrati. È stata approvata una legge che separa le carriere dei giudici da quelle dei pubblici ministeri (l’accusa), prevede coerentemente distinti gli organismi di governo delle due funzioni con nomine per sorteggio invece che per elezione. Ciò al fine di evitare collusioni, indebiti interessi e nascoste complicità. Poiché tale legge modifica la Costituzione è necessaria la sua approvazione attraverso un referendum che stabilisca se la maggioranza del popolo è d’accordo o meno. Voteremo il 22-23 marzo, senza quorum, ovvero non importa se andrà a votare più del 50 per cento degli elettori, importa solo se la maggioranza di chi vota è d’accordo o contro. Come voterò Io voterò sì, cioè per l’approvazione della legge di riforma che mi sembra di grande buon senso e un progresso di civiltà nel...

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