Raccolta fondi nelle piazze. Come evitare i truffatori?

Un venticinquenne torinese, disoccupato, raggirava i passanti con tanto di finti volantini. Magliano (Pdl): «Valorizzare le risorse buone con certificati di qualità»

Diceva ai passanti di essere un volontario di un’associazione nazionale che raccoglieva fondi da destinarsi alla ricerca scientifica per combattere la sclerosi laterale amiotrofica, la Sla. Dopo un controllo i carabinieri hanno arrestato un venticinquenne torinese, disoccupato, che raggirava i passanti con tanto di volantini falsi e tessere di riconoscimento. L’associazione a cui diceva di appartenere aveva in realtà cessato l’attività nel 2006. Per Silvio Magliano, vicepresidente del Consiglio Comunale, il problema è a monte: «I truffatori sono sempre esistiti, ma rischiano di suscitare sdegno, rovinando il lavoro di tanti che operano correttamente. Il problema in questi casi è che chiunque può inventarsi un’associazione e truffare il prossimo».

In che modo si potrebbe garantire un controllo?

Potrebbe farlo il centro servizi per il volontariato, che è già deputato al controllo dei bilanci, e anche dei volontari. La rete dei centri servizi conta già 90 sedi sparse in tutta Italia, radicati in tutte le provincie. Conosce le associazioni, le aiuta a compilare tutti i moduli necessari, sa come si muovono e come raccolgono fondi. Un ulteriore passo in questo senso potrebbe migliorare la situazione, e fornire migliori garanzie dal punto di vista della credibilità.

In che condizioni verte il mondo del no profit a Torino?
Le associazioni sono in grosse difficoltà. Per fortuna esistono le fondazioni bancarie, quelle private, e i centri di servizio. Tutte realtà che sono sempre meno sostenute anche se, sparse nei quartieri e nei paesini, senza grandi striscioni e proclami, forniscono un grande servizio. In generale c’è un impoverimento del sistema del welfare, che non è assolutamente sussidiario. Le risorse sono poche, e vengono mal spese.

Come pensate di prevenire altri casi del genere?
Una proposta potrebbe essere quella di organizzare un tavolo, in accordo con l’Agenzia delle Entrate, le forze di polizia giudiziaria e le forze buone che si occupano di sociale. Chi vuole fare fundraising, dovrà aver superato un passaggio di controllo, e avere un certificato di qualità.