Questo chiediamo a Renzi: una firma per le paritarie

Non privilegi, ma equità. Perché se il sistema d’istruzione nazionale è formato da scuole statali e non statali, serve una legge chiara e semplice che stabilisca un regime fiscale uguale per tutte

01_Cover2.inddArticolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Perché aspettiamo Matteo Renzi allo stand di Tempi al Meeting di Rimini (padiglione C1) e ci aspettiamo da lui un atto politico fortemente simbolico, la sua firma nel libro della petizione che reclama una legge di giustizia, equità e parità fiscale per tutte le scuole pubbliche? Perché insistere sulle riforme e continuare a negare nei fatti la libertà di educazione sarebbe come tradire lo spirito del cambiamento che il presidente del Consiglio dice di rappresentare.

«Fateci andare in giro nudi, ma lasciateci la libertà di educare». Così diceva e questo chiedeva don Luigi Giussani ai poteri di ogni colore. Si capisce che il fondatore di quel movimento che il 25 agosto accoglierà al Meeting il presidente del Consiglio amava la libertà delle persone prima e oltre ogni confessione di verità o pretesa verità. Sia essa di Stato o di Chiesa. Educare in libertà è un diritto umano fondamentale, costituzionale, il fattore che decide lo sviluppo o il mancato sviluppo di una comunità, di un popolo, di una nazione. Basti pensare all’imponenza dell’emergenza internazionale attuale. Si tratti di alienazione e crisi nelle società del benessere, di adesione a fanatismi assassini o di movimenti di migrazione epocali, al cuore di ogni convulsione attuale c’è un vuoto di impegno per l’affronto del bisogno umano delle giovani generazioni. Un vuoto di educazione. D’altra parte il Meeting, altro non rappresenta, anche visivamente, con le sue migliaia di giovani protesi a sostenere la libertà di tutti e di ciascuno, se non questo impegno di educazione, emancipazione e promozione umana. Perciò, “L’Italia e la sfida del mondo”. Questo è il tema che affronterà il premier a Rimini. E quale altra sfida più grande c’è, per l’Italia e nel mondo, come lo stesso Matteo Renzi ammise quando lanciò il suo programma di “Buona Scuola”, se non la sfida per l’educazione dei giovani?

La presenza al Meeting
Lo stesso giorno in cui il presidente del Consiglio interverrà al Meeting, a Rimini è atteso anche Luigi Berlinguer, autore della riforma che dall’anno 2000 ha riconosciuto alla scuola pubblica non più la camicia di forza di istituzione elefantiaca e centralista, ma la fisionomia di un albero a rami e fronde in cui scuole dello Stato e scuole non statali concorrono insieme, solidarmente e non più separate da antiquati steccati ideologici, al sistema di istruzione nazionale. Ed ecco allora cosa ci siamo impegnati a chiedere dopo sentenze della Cassazione che hanno di fatto messo in discussione la legge Berlinguer e aumentato vertiginosamente il rischio di chiusura di tante realtà educative che eroicamente, con famiglie che pagano due volte le tasse allo Stato, sostengono la vita della gente comune. Ci siamo impegnati a chiedere semplicemente giustizia per le scuole non statali riconosciute dallo Stato come servizio pubblico. Infatti, come ci hanno confermato autorevoli operatori e rappresentanti del mondo scolastico, le sia pur benvenute rassicurazioni del Governo non sono sufficienti per garantire certezza di diritto e tranquillità fiscale alle scuole paritarie. C’è bisogno di una legge, una legge semplice e chiara che stabilisca equità e parità di trattamento per tutte le scuole riconosciute dallo Stato italiano come parte integrante il sistema di istruzione nazionale.

Di fatto il tema delle scuole paritarie non si identifica con il tema delle relazioni tra Stato e Chiesa, è questione totalmente laica e riguarda esclusivamente le leggi italiane e la loro corretta, onesta, trasparente applicazione. Giustamente le famiglie e i gestori di scuole pubbliche paritarie dicono che non cercano privilegi ma solo giustizia. Dunque, se una legge, la legge Berlinguer n. 62 dell’anno 2000, stabilisce che il sistema nazionale dell’istruzione è composto dalle scuole, statali e non statali, che insieme concorrono a rendere un servizio educativo, pubblico, di utilità ai cittadini, non si capisce perché debba permanere un regime di imposizione fiscale iniquo e vessatorio nei confronti di quelle paritarie, impugnabile e interpretabile da qualunque Corte in uno o nell’altro verso ideologico e che infine le condanna all’agonia. Tutto ciò nonostante queste scuole pubbliche non statali rendano allo Stato un servigio che vale almeno 7 miliardi di euro di risparmio ogni anno. Perciò, al presidente del Consiglio come a ciascun cittadino chiediamo di aderire alla richiesta – tanto meglio se venisse accolta dal Governo e diventasse un decreto legge – di un provvedimento legislativo semplicissimo, composto di un solo articolo e al fine di ottenere un solo obbiettivo: giustizia.

Un articolo, non serve altro
Una legge scheletrica, elementare, per togliere alla radice ogni possibilità di contenzioso e per chiarire finalmente alle diverse magistrature che non c’è interpretazione possibile della parità scolastica se non quella chiaramente esposta in questa legge di un solo articolo:

«Premesso quanto previsto all’articolo 1 della Legge 10 Marzo 2000, n. 62 denominata “Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione” che “Il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali”, la presente legge, composta di questo unico articolo, stabilisce che tutte le scuole che compongono il sistema nazionale di istruzione sono soggette al medesimo, equivalente e/o equipollente, regime di imposizioni e di esenzioni fiscali a cui sono soggette le scuole statali».

Ci piace pensare che dopo un’estate contrassegnata dalle tragiche notizie di tanti giovani vittime della droga, al «successo clamoroso della petizione per la legalizzazione della cannabis» – come registra Il Fatto Quotidiano (29 luglio) –, a cui hanno aderito 218 parlamentari, un sottosegretario del governo Renzi (Benedetto Della Vedova) e i grandi giornali al seguito, venga il settembre che porta consiglio. E la firma di un presidente del Consiglio a favore di un provvedimento di pura e semplice giustizia.