Quella vita spezzata quarant’anni fa per una guerra stupida e inutile

Erano anni orribili, in cui il sangue raccolse l’odio che era stato seminato per anni. Compagni di scuola che si volevano uccidere l’uno con l’altro

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25 aprile

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Sono passati quarant’anni e ancora non si sa chi sia stato a sparare, quel giorno a San Lorenzo. Quartiere meraviglioso e sfortunato di Roma. Il luogo dove caddero le bombe degli alleati che servirono a dare il colpo finale al fascismo e alla guerra ma lasciarono sul suolo migliaia tra vittime e feriti. A San Lorenzo andò il Papa e aprì le braccia bianche e re Vittorio Emanuele fu cacciato dai cittadini che chiedevano la pace. Mussolini andò solo il 25 luglio, alla chetichella, nel giorno in cui poi tutto finì. E a San Lorenzo divamparono, nell’aprile del 1977, degli scontri violentissimi tra autonomi e polizia. L’università era stata sgombrata e per le strade del quartiere esplose la violenza.

Erano anni orribili, in cui il sangue raccolse l’odio che era stato seminato per anni. Compagni di scuola che si volevano uccidere l’uno con l’altro, proletari in divisa che venivano trasformati nel simbolo di uno Stato che si voleva distruggere. Tutti ragazzi, tutti coetanei. Una generazione stravolta dall’odio.

Rimase a terra, quel giorno, l’agente Settimio Passamonti, nato a Roseto degli Abruzzi. Aveva un anno più di me, allora. Era un ragazzo. Era allievo sottufficiale. Due colpi di pistola sparati da una mano in fuga e tutto è finito. La sua vita, i suoi sogni, quei fili invisibili che si chiamano affetti e vengono spezzati, come vittime collaterali, dall’istante di fuoco di una sparatoria.
Avrà avuto paura, Settimio. Difendeva istituzioni che gli avevano insegnato essere importanti, in qualche modo sacre. Aveva ragione, Settimio. E non aveva ragione chi gli sparò. Uccidendo un ragazzo, non un potere. Facendo piangere una madre, non avvicinando il sol dell’avvenire.

Fu una guerra stupida e inutile, che fece arretrare il paese e lo rese più conservatore. Da allora sono successe molte cose. Nessuna di queste Settimio ha potuto vedere. La sua divisa insanguinata è da qualche parte, reperto da tribunale o oggetto di ricordo di qualcosa di più grande di una stoffa macchiata di sangue: la vita, tutta intera, di un ragazzo italiano. Morto a San Lorenzo nel 1977. Il giorno del Natale di Roma.

Foto Ansa

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