Quel tipo di persona con cui vorremmo affrontare la tempesta che si avvicina

Vorremmo essere come loro: se glielo diciamo, si schermiscono e ci dicono quanto noi valiamo per loro, quanto sappiamo e potremmo fare più di loro.

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Sono purtroppo ancora pochi, pochissimi, gli italiani che hanno avuto modo di ascoltare Parisi. Io sono riuscito, fortunosamente, a seguire la diretta del suo intervento conclusivo alla convention di Milano su Sky, ma c’è un abisso fra quello che ci viene riportato dai media e quello che dice Parisi, quello che è Parisi.

Io non so come dirvelo e come argomentarvelo, ma ritengo che ci siano uomini e donne che hanno una grazia naturale nel rapportarsi alle altre persone e ai problemi, che ispirano fiducia senza chiederla, che ritengono che l’essenza dell’eroismo sia la discrezione, che mettono le cose e le persone alla giusta distanza e non le buttano mai giù come birilli, che sono sinceramente incuriosite da ogni nuovo incontro, che provano piacere nel rispondere, nel risolvere i problemi, che non si prendono troppo sul serio perché sono prese da cose serie. Non so se questa rappresenti una definizione di ciò che dovrebbe essere un leader. Ma della compagnia di queste persone non vorremmo mai privarci. Di solito si chiamano amici. Vorremmo essere come loro: se glielo diciamo, si schermiscono e ci dicono quanto noi valiamo per loro, quanto sappiamo e potremmo fare più di loro. Avercene di veri amici e di vere amiche.

Quando, per un particolare insieme di circostanze che, nella storia, rappresentano purtroppo più l’eccezione che la regola, questo tipo di uomini e di donne arriva a impegnarsi pubblicamente, e cerca di trasferire questa matura e serena capacità oblativa in politica, fra gli uomini può instaurarsi, in modo sicuramente fragile e transitorio – ma la vita è fragile e transitoria –, una sorta di “stato di grazia”, ove il loro stare assieme non è la somma di egoistiche curve di utilità, ma la volontà di dar vita a un progetto comune.

Ecco, non chiedetemi il perché e il percome, ma sento che Parisi e molti di noi potremmo essere queste persone e questo progetto. Sicuramente fragile e transitorio. Ma solo chi ha, personalmente e socialmente, la consapevolezza di questa fragilità e transitorietà della nostra natura e delle nostre cose, potrà affrontare la tempesta perfetta che si prepara da qui a pochi mesi. Perché da qui a pochi mesi non assisteremo solamente alla fine catastrofica di una sconsiderata stagione politica nazionale, ma a una convulsione terribile e inedita di un intero continente che ha smarrito le sue ragioni di essere, i fondamenti della convivenza.

Questo tipo di uomini e di donne – e dovremmo solo augurarci che ce ne siano e di essere in loro compagnia – sarà l’unico che i nuovi terribili tempi troveranno in piedi, con la schiena diritta, fra i rottami lasciati da chi ha ritenuto di poter regnare sulle macerie, per darci un governo di popolo, che discende dal popolo al servizio del popolo.

Foto Ansa

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