Finanziamenti pubblici ai giornali, l’Unità fa guerra al Fatto Quotidiano

Claudio Sardo, direttore dell’Unità, scrive un pungente corsivo contro Antonio Padellaro, direttore del Fatto Quotidiano ed ex dell’Unità, per le sue invettive contro quei giornali che ricevono finanziamenti pubblici. E poi riporta cosa diceva nel 2006: «Se si rinuncia al finanziamento pubblico si rinuncia a una parte fondamentale della libertà di informazione»

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Volano stracci tra l’Unità e il Fatto Quotidiano. Un’acredine in gran parte dovuta al fatto che il giornale diretto e fondato nel 2009 da Antonio Padellaro portò via tante delle storiche (e pregiate) firme della stampa di sinistra, in particolare sfilandole dalla testata allora diretta da Concita De Gregorio: da Vincenzo Vasile (quirinalista, profondo conoscitore di Cosa Nostra) a Nuccio Ciconte (ora redattore capo al Fatto), passando per l’ex amministratore delegato dell’Unità Giorgio Poidomani, ora presidente della società Il Fatto spa. Pare che persino la segretaria di Concita sia passata al Fatto. Che tra le due testate i rapporti non siano mai stati idilliaci, insomma, è cosa nota. Ma oggi l’Unità si toglie alcuni sassolini dalla scarpa, e lo fa puntando il dito contro un’incoerenza palese.

“Quando il direttore del Fatto Quotidiano firmava appelli per i fondi all’editoria” è il titolo del corsivo con cui il quotidiano attualmente diretto da Claudio Sardo attacca Marco Travaglio (e i suoi «consueti toni inquisitori»). Nella fattispecie, un suo recente editoriale contro i giornali che usufruiscono del finanziamento pubblico: «Alcuni giornali imbottiti di soldi pubblici si sono adontati perché abbiamo fatto notare la coincidenza del loro silenzio su Malinconico che li aveva appena imbottiti di soldi pubblici: ma, se la coincidenza non la fa notare l’unico giornale che rifiuta i finanziamenti pubblici, chi altri la farà notare?». Prosegue il corsivo: «Tra gli smemorati colleghi del Fatto ce ne sono molti che fino a poco fa si battevano in difesa dei giornali “imbottiti di soldi pubblici” e altri che ci lavoravano tranquillamente senza porsi alcun problema di coscienza. Se è lecito cambiare opinione, è altrettanto doveroso però spiegare il perché. Con questo spirito, in modo che i lettori sappiano, ripubblichiamo integralmente uno degli appelli che l’attuale direttore del Fatto Antonio Padellaro, allora alla guida de l’Unità, firmò il 1° agosto del 2006 insieme ai direttori di Europa, Liberazione, Secolo d’Italia e Padania, in difesa del finanziamento pubblico ai giornali. In quella stagione Marco Travaglio era una delle firme di punta del quotidiano. Ogni commento ci pare superfluo».

Questo il testo dell’appello (la prima firma è quella di Antonio Padellaro):
In Italia esiste la tradizione dei quotidiani di partito. Questi giornali hanno avuto, e hanno, una funzione molto importante. Rappresentano la pluralità delle informazioni e delle opinioni in un mercato editoriale assai ristretto e controllato da pochi gruppi. I giornali di partito sono uno strumento fondamentale di dibattito, di informazione e di lotta politica. Un pezzo importante del nostro sistema democratico. Oggi i giornali di partito sono in forti difficoltà economiche. Soprattutto perché sono tagliati fuori quasi completamente dagli investimenti pubblicitari. Vi forniamo questo dato: i grandi giornali di informazione ricevono 1 euro dalla pubblicità per ogni euro ottenuto dalle vendite. Giornali come «Liberazione» o «Il Secolo d’Italia» ottengono per ogni euro di incassi da vendite circa 3 centesimi di pubblicità. Si vede bene che c’è una disparità insopportabile e per sanare questa disparità occorre il finanziamento pubblico dei giornali di partito. Se si rinuncia al finanziamento pubblico si rinuncia a una parte fondamentale della libertà di informazione. I giornali di partito, oggi, in Italia, sono cinque (quelli che fanno riferimento a partiti presenti in parlamento e nelle schede elettorali, e che distribuiscono il giornale in tutte le edicole del paese). Questi giornali sono «l’Unità», «Il Secolo d’Italia», «Liberazione», «La Padania» e «Europa». Noi crediamo che questi giornali debbano poter accedere ad un sistema di finanziamento pubblico sicuro, puntuale e riservato solo a loro. E che l’entità di questo finanziamento (fermo da 15 anni mentre il costo e il prezzo dei giornali è triplicato) vada aggiornato e adeguato. Chiediamo al governo e ai gruppi parlamentari di destra e di sinistra di impegnarsi in questo campo e di farlo in tempi molto brevi”.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •