Quale scuola per un paese civile?

Di Carlo Marsonet
16 Novembre 2025
Contro la conoscenza enciclopedica, il latino insegnato male, l'esame di maturità e il valore legale del titolo di studio. L’inchiesta di Guido Calogero
Ragazza seduta in un’aula di scuola deserta
Foto di DuoNguyen per Unsplash

Parlare di scuola significa trattare di qualcosa che va oltre alla scuola presa semplicemente in se stessa. Un Paese come il nostro, che si affanna un giorno sì e l’altro pure a parlarne, ma nel modo e in riferimento ai temi sbagliati, dovrebbe tenerlo sempre presente. Bene ha fatto allora Claudio Giunta a curare la riedizione di Scuola sotto inchiesta. Saggi e polemiche sulla scuola italiana (IBL Libri). L’autore, Guido Calogero (1904-1986) è stato un importante filosofo, di matrice eccentricamente liberale: non è un caso che il libro venga pubblicato in una collana che si chiama proprio “Liberalismi eccentrici”. Antifascista e anticomunista, confondatore del Partito d’Azione e di orientamento liberalsocialista, Calogero fu una voce autorevole del settimanale Il Mondo, fondato e diretto da Mario Pannunzio. Contribuì pure a far nasce quella bizzarra creatura – un po’ come l’ircocervo liberalsocialista, o no? – che è il Partito Radicale.

La scuola dell’onniscienza

Uscito in prima edizione nel 1957, il testo constava di 34 articoli. La seconda, pubblicata nel 1965, aumentò di ben 19 saggi, ed è quella che viene ora riproposta. Si tratta, perlopiù, di pezzi usciti originariamente sul Mondo, a cui se ne aggiungono altri pubblicati sulla Stampa, Il Resto del Carlino, Nord e Sud e altrove. Il tema è quello della scuola, ma, come scrive nell’introduzione il curatore, il volume «si può anche leggere come un libro sulla vita, e in particolare sulla vita italiana». Calogero prende infatti di mira alcune tendenze italiche perniciose. Per esempio, la fissazione per la cultura generale, per la conoscenza della totalità.

Nel secondo saggio, La scuola dell’onniscienza, Calogero si chiede: com’è possibile richiedere a un ragazzo una conoscenza enciclopedica quando un adulto si ricorda poco e nulla, a distanza di anni, di quell’«enorme quantità di nozioni inutili» che gli vengono propinate negli anni della scuola? Un individuo che ha un’infarinatura di tutto, ma che non padroneggia nulla, si può davvero dire adulto e maturo?

La commedia della maturità

Un altro cavallo di battaglia ricorrente nella critica di Calogero è il latino. Non perché sia inutile in sé, quanto piuttosto per il modo in cui viene “insegnato” sui banchi di scuola. Da persona che padroneggiava tala lingua, Calogero ritiene però che non abbia molto senso esercitarsi nella sua scrittura, né fossilizzarsi eccessivamente sullo studio minuzioso e ripetitivo delle sue regole ed eccezioni grammaticali: col far ciò, si ottiene solo il risultato «di far odiare il latino, e di non farlo imparare, perché non si impara ciò che si odia». Le versioni, per lui, vanno semplicemente abolite: meglio sarebbe confrontarsi con i grandi testi antichi, interpretandone il significato e la loro persistente importanza nel corso della storia.

Un altro tema ancora è quella che chiama la commedia della maturità (titolo tra l’altro di un articolo). Molti si interrogano sulla errata deficienza, cioè o quella degli studenti o quella degli insegnanti, quando piuttosto, scrive, è forse proprio l’esame «il più deficiente di tutti». Per come è strutturato e per quello che dovrebbe attestare.

Le cose importanti della vita

In modo simile, Calogero se la prende con il valore legale del titolo studio: un pezzo di carta nudo e crudo che non attesta praticamente nulla, ma che funge essenzialmente «come una chiave opportuna per penetrare in qualche posto, e per asserragliarvisi».

Il libro è pieno di altri spunti di riflessione: al lettore curioso il piacere di scoprirli. Una citazione finale ci pare però doverosa: «lo scopo della scuola non è che lo studente studi, ma che lo studente impari. Le cose più importanti, nella vita, s’imparano tutte senza studiarle sui libri. E un maestro è tanto migliore quanto più gli studenti imparano da lui e meno hanno bisogno di studiare a casa» (corsivo nel testo). In questo pensiero c’è forse abbastanza materiale su cui meditare per un bel po’. E non è un male.

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