Quale garantismo dopo il referendum: tre tesi per proseguire

Di Stefano Ceccanti
02 Novembre 2026
Il contributo di Stefano Ceccanti (Università “La Sapienza”, Roma) per Lisander, il substack nato dalla collaborazione tra Tempi e Ibl, in reazione al saggio di Nicolò Zanon sulla giustizia
Toghe
(Foto Ansa)

Tesi 1 – Le istituzioni sono un bene comune e lo è il loro aggiornamento

Il referendum ha dimostrato che le riforme costituzionali votate in Parlamento solo dalla maggioranza non sono fattibili giacché la maggioranza parlamentare è spesso sovra-rappresentata dai sistemi elettorali e nel referendum finale tendono a sommarsi tutti i gruppi di opposizione spostando l’oggetto ad un voto pro-contro Governo in cui la somma delle opposizioni parte in vantaggio, a prescindere dal merito.

Eppure riforme condivise servirebbero: c’è un’effettiva esigenza di aggiornamento istituzionale che dava ad esempio per pacifica la Tesi 1 dell’Ulivo del 1996 che si intitolava Un patto da riscrivere insieme, e bisognerebbe avere la capacità di distinguere nettamente questo terreno da quelle delle scelte politiche relative al programma del Governo e a quelli alternativi delle opposizioni su cui la collocazione alternativa è appunto la norma. Se non sono auspicabili o comunque se non sono possibili riforme a maggioranza, dato che l’esigenza di aggiornamento è reale, c’è quindi un dovere di dialogo su di esse.

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