A proposito del caso Ranucci-Lavitola. Male non farebbe associare alla deontologia professionale il vecchio buon senso proverbiale che suggerisce: dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io
Il giornalista Sigfrido Ranucci intervistato dal Tg2 prima del suo spettacolo "Diario di un trapezista" a Cerveteri, Roma, 25 agosto 2026 (foto Ansa)
Mio caro Malacoda, è il 15 agosto 2026 e fa molto caldo. E a leggere le cronache sulla calura, abbinate a quelle sul caso Lavitola-Ranucci, mi viene una grande nostalgia per gli Squallor. Chi sono gli Squallor? Un gruppo vocale italianissimo nato agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso che, diciamola così, era noto per non avere peli sulla lingua e la cui poetica a molti sembrava al limite del demenziale. Oggi io direi: profetica.
Di loro ricordo a memoria una canzone recitativa, in cui, in un passaggio cruciale, dicevano così: «Era il 38 luglio e faceva molto caldo/ Ed era scoppiata l’afa/ Quando all’elettrotecnico le venne una grossa idea/ Si sdraiò per terra e si fece/ Camminare su un camion con rimorchio/ Ma non si fece male/ Perché aveva in tasca un portafortuna/ Un portafortuna che gli aveva regalato sua zia Woller/ Un piede di porco a pila».
Ranucci, Lavitola e due noti giornalisti italiani
Non ti saprei spiegare il perché, ma mi è tornata in mente dopo gli articoli di ...
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