Putin torna al Cremlino ma non tutti protestano contro il “nuovo zar”

Ieri Vladimir Putin ha giurato sulla Costituzione, diventando presidente della Russia per la terza volta. Le proteste in piazza hanno portato a centinaia di arresti. [link url=https://www.tempi.it/putin-vincer-le-elezioni-e-dal-giorno-dopo-si-parler-solo-di-come-si-preparano-le-molotov]Ma qualcuno avverte: «Non sapete chi è Navalni»[/link].

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Vladimir Putin ha giurato ieri sulla Costituzione ed è ufficialmente il sesto presidente della Federazione russa. La cerimonia è avvenuta nel Gran Palazzo del Cremlino davanti a oltre 2.000 invitati, tra cui l’amico Silvio Berlusconi, volato a Mosca in visita privata. Putin era stato eletto col 63% dei voti nelle elezioni del 4 marzo. «Sicurezza nazionale e benessere della popolazione» sono le due priorità enunciate da Vladimir Putin per il suo terzo mandato presidenziale. «Comprendo tutta la mia responsabilità nei confronti della patria – ha detto Putin -. Farò di tutto per meritare la fiducia di milioni dei nostri cittadini».

All’alba di oggi ci sono stati ancora arresti tra i circa 500 contestatori anti-Putin che nella notte hanno dato vita a un sit-in di protesta nei giardini di Kitai Gorod, a pochi chilometri dalla piazza Rossa, a Mosca. Tra i fermi anche gli esponenti di spicco dell’opposizione russa, il blogger Alexei Navalni e il leader del Fronte di Sinistra, Serghei Udaltsov, accorsi poco dopo la mezzanotte al raduno, convocato in modo spontaneo via Facebook. Già nei giorni precedenti c’erano state raffiche di arresti tra gli oppositori. Dopo gli oltre 400 manifestanti fermati al termine della “marcia del milione” in piazza Balotnaja a Mosca, due giorni fa, ieri le forze dell’ordine hanno arrestato altre 120 persone, che in diversi punti della città stavano cercando di dare vita a proteste non autorizzate in zona Tverskaja e sul Nikitski Buolevard, in pieno centro. Tra i fermati anche l’ex vice premier Boris Nemtsov, liberato dopo poche ore come reso noto dal ministero degli Interni.

Le proteste che hanno portato alle raffiche di arresti dei giorni scorsi sono state come sempre controverse. La piazza russa infatti non è concorde nel ritenere Putin la scelta peggiore. Secondo Kirill Frolov, giovane presidente dell’Associazione degli Esperti ortodossi, una delle entità che compongono l’Unione dei Cittadini ortodossi, «con Putin la Chiesa ortodossa ha più spazio e la rivoluzione è sponsorizzata dagli Usa». La vicinanza tra Putin e il patriarca ortodosso Kirill non è una novità e ha anche portato a un risultato storico come la reintroduzione dell’insegnamento obbligatorio di religione nelle scuole dopo 70 anni di ateismo. Il “Camilleri russo” Boris Akunin, forte oppositore di Putin, ha dichiarato: «Paradossalmente, preferirei che il regime di Putin non crollasse troppo rapidamente. Permettiamogli di resistere un altro anno o giù di lì. Se se ne andasse ora, senza perdere del tutto la sua popolarità, potrebbe ancora tornare al potere in modo democratico».

Infine, ci sono coloro che pur odiando e avversando Putin, non amano i movimenti che scendono in piazza a protestare. Come l’imprenditore e politico Konstantin Borovoy, leader del Partito della libertà economica che si dice vicino a Berlusconi, che non scende in piazza con il blogger Alexei Navalni: «Io non mi mescolo con i fascisti e i comunisti. Voi in Occidente forse non sapete che Navalni non è l’eroe che dipinge la stampa occidentale: è stato espulso dal partito liberale Yabloko un paio di anni fa per le sue prese di posizione ultranazionaliste, e di fatti a novembre ha guidato la Marcia Russa, l’annuale sfilata dei nazionalisti radicali, dove gli hanno concesso l’onore di lanciare il famigerato grido di battaglia: “Gloria alla Russia!”. Tutti facevano il saluto romano».

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