Profanate tombe cristiane in Libia. «Prendono le ossa e le spargono in giro. Lo Stato non fa niente»

È la testimonianza del giardiniere del cimitero cristiano italiano di Tripoli: «I resti di ossa umane vengono prese dalle tombe e sparpagliate per il cimitero».

«Non passa giorno senza che le nostre tombe siano profanate e vandalizzate». Così si lamenta Daimasso Bruno, giardiniere del cimitero italiano a Tripoli, Libia, parlando di quanto sia difficile la vita della comunità cristiana nella nuova Libia post-primavera araba. Bruno, che si è confidato con il settimanale arabo Jeune Afrique, ha affermato che «I resti di ossa umane vengono prese dalle tombe e sparpagliate per il cimitero. Le autorità libiche sono venute, hanno scattato delle foto e poi non hanno fatto niente».

SUORE CACCIATE. Senza contare che i veri problemi per i cristiani in Libia sono in Cirenaica e non a Tripoli: «Qui fuori dalle chiese non ci sono neanche dei poliziotti» racconta p. Dominique Rézeau. «Invece in Cirenaica ci sono molti problemi. Là vengono esercitate sui cristiani molte pressioni. Molte suore ad esempio hanno dovuto abbandonare le loro congregazioni a est per trasferirsi. Erano state minacciate» dai fondamentalisti islamici. Rézeau parla delle suore Francescane del Gesù Bambino di Barce e delle Orsoline del Sacro Cuore di Gesù di Beida.

CRISTIANI FUGGITI. Secondo il sacerdote, su 100 mila cristiani che vivevano in Libia prima della rivoluzione, ora ne sono rimasti solo qualche migliaio. Secondo il vicario apostolico Giovanni Innocenzo Martinelli, le chiese in Cirenaica «sono ancora aperte anche se l’atmosfera è troppo tesa e la situazione critica per i fedeli». Su 6,3 milioni di abitanti, in Libia appena il tre per cento è cristiano.

POLIGAMIA LEGALE. La situazione dei cristiani è solo un indicatore delle difficoltà della Libia, dove la sicurezza è un miraggio, sono state sono state chiuse le frontiere con Chad, Niger, Sudan e Algeria nel tentativo di arginare l’arrivo da quei paesi di terroristi, la Cia assicura che le milizie che controllano gran parte del paese sono addestrate da uomini di Al-Qaeda e tutto il sud del paese è stato dichiarato zona militare, nel tentativo di liberarlo dalle bande armate che dettano legge al posto dello Stato. Non solo, però: ieri la sezione costituzionale della Corte Suprema libica ha reintrodotto la poligamia, ribaltando una parte della legge sul matrimonio del regime di Muammar Gheddafi che vietava a un uomo di avere più mogli, perché considerata contraria alla Sharia, la legge islamica.