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Squalo chi legge

Il problema serio per cui Dio si è fatto uomo

Di Ubaldo Casotto
18 Gennaio 2026
Due giganti come Balthasar e Giussani alle prese con il vero contenuto dell’annuncio per cui «il Fatto cristiano oggi può ancora diventare fattore di movimento tra la gente»
Da sinistra, don Luigi Giussani, Hans Urs von Balthasar e Angelo Scola a Einsiedeln, Svizzera, nel 1971 (foto da clonline.org)
Da sinistra, don Luigi Giussani, Hans Urs von Balthasar e Angelo Scola a Einsiedeln, Svizzera, nel 1971 (foto da clonline.org)

Giovanni di Salisbury nel Dodicesimo secolo scriveva: «Diceva Bernardo di Chartres che noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’acume della vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti». Cinquecento anni dopo Isaac Newton confermava: «Se ho visto più lontano, è perché sono salito sulle spalle dei giganti». Ci ho pensato rileggendo, in questo inizio 2026, L’impegno del cristiano nel mondo, di Hans Urs von Balthasar e Luigi Giussani, due giganti del Ventesimo secolo che rendono più che evidente il nostro nanismo, ma, nello stesso tempo, ci offrono la possibilità di emanciparcene. Che è poi la profezia, e la promessa, di Gesù: «In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi» (Gv 14,12). A una condizione: la coscienza del nostro nanismo, l’imbattersi in un gigante e l’umiltà...

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