L’accordo tra Israele e Hamas è precario e fragile, ma è comunque una «scintilla di speranza» come ha detto il Papa. Per gli attivisti che scendono in piazza, Gaza è solo un pretesto per inneggiare alla “resistenza”
Tafferugli in piazza della Scala, a Milano, in occasione del voto in Consiglio comunale sul gemellaggio con Tel Aviv, 13 ottobre (foto Ansa)
Nella realtà parallela in cui vivono i pro Pal non esistono i dati di fatto e una loro piana e realistica interpretazione, ma solo i moti istintivi del proprio cuore e i propri tetragoni pregiudizi. Così, anche nei giorni in cui, in tutto il mondo, da quello occidentale a quello arabo, si festeggia il precario accordo raggiunto tra Israele e Hamas, si assiste a scene commoventi di padri, madri, figli, fratelli e sorelle che abbracciano i loro cari vivi o morti, loro no, non si arrendono all’evidenza. “Sempre e solo resistenza”, “Palestina libera dal fiume al mare”, “7 ottobre giorno della resistenza”.
Che sia un’esagerazione la “pace eterna” di cui parla Donald Trump, che nulla debba essere dato per scontato, che tutto sia ancora appeso a un sottile filo, è evidente. Ancora ieri è stata una giornata di tensione: Israele ha accusato Hamas di non aver riconsegnato tutti i corpi degli ostaggi morti e, ieri, ha chiuso il valico di Rafah riducendo il flusso degli aiuti. Nella Striscia si sp...
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