Primo maggio. Cosa festeggiamo, il lavoro che non c’è? Vent’anni di riforme per la missione impossibile di creare occupazione

Ecco perché non basteranno le leggi e nemmeno il piano Garanzia Giovani di Renzi per abbattere i tassi di disoccupazione alle stelle. I numeri di Adapt

Non è con nuove leggi che si creano nuovi posti di lavoro, ma «il vero motore dell’occupazione è la crescita economica, la ripresa dei consumi e degli investimenti». Così recita un editoriale di Adapt-Centro studi Marco Biagi in occasione del «Primo maggio delle celebrazioni e del lavoro che non c’è», ricordando che «la Festa del Primo Maggio non deve essere occasione di una suadente retorica sull’importanza del lavoro e sui diritti dei lavoratori», ma «occasione per riflettere sulle azioni necessarie per rilanciare l’economia».

LA DURA VERITÀ. Come fotografa implacabilmente l’Istat, sono oltre 3 milioni i disoccupati (pari al 12,7 per cento) e 22,3 milioni gli occupati (55,2 per cento) in Italia. Con tassi di disoccupazione giovanile al 42,7 per cento e tra i più elevati in Europa dopo i record negativi di Grecia e Spagna. Purtroppo, infatti, è questa la situazione del mercato del lavoro oggi. Una situazione che, peraltro, non sembrerebbe destinata a migliorare troppo presto, alla luce anche delle scarse prospettive di una significativa ripresa dell’economia a breve.
Nel frattempo, come ricorda Adapt nel grafico riprodotto qui sotto, «negli ultimi anni, per combattere la crescente disoccupazione, tutti i Governi che si sono succeduti hanno tentato di incidere sull’andamento del mercato del lavoro attraverso reiterati interventi legislativi. Ma il lavoro non si crea per legge».

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LEGGE BIAGI E PACCHETTO TREU. A ben vedere, però, non tutti gli interventi legislativi hanno finora avuto lo stesso effetto. In particolare, secondo Adapt, sono stati il Pacchetto Treu, «grazie soprattutto all’introduzione della fornitura di lavoro temporaneo», e la Riforma Biagi ad aver «inciso positivamente sugli indicatori del mercato del lavoro, determinando soprattutto una crescita dei bassi tassi di occupazione che si registravano in Italia, oltre a un incremento del tasso di attività, anche grazie all’emersione del lavoro irregolare». I giovani (15-24 anni), però, «hanno visto costantemente deteriorarsi le loro chance occupazionali, con tassi di disoccupazione in forte crescita e tassi di occupazione in calo, notevolmente aggravati dall’arrivo della crisi».

LA CASSA INTEGRAZIONE. Secondo Adapt, inoltre, non sono state le nuove riforme del lavoro a contribuire a contenere la crescita della disoccupazione, evitando scenari ben peggiori come quello della Grecia o della Spagna, bensì, «piuttosto, lo strumento “datato” della cassa integrazione guadagni, mantenendo i lavoratori occupati e tutelando, per quanto era possibile, il loro reddito». In particolare, «le ultime riforme messe in atto per cercare di contrastare gli effetti negativi della crisi sull’occupazione», tra le quali la riforma Fornero, «non hanno portato i frutti sperati, oltre a incontrare nuovi ostacoli nell’implementazione». Come nel caso del nuovo apprendistato, ancora imprigionato dagli ostacoli burocratici e che di fatto non è mai decollato.

GARANZIA GIOVANI. Ma attenzione, fanno notare i tecnici di Adapt, il nuovo strumento sul quale bisognerà andare cauti di fronte al trionfalismo finora dimostrato dal governo Renzi è il piano Garanzia Giovani, che sarà lanciato proprio il Primo Maggio e aspira ad offrire una possibilità di formazione o impiego a i giovani senza lavoro. In breve, come si deduce dalla lettura di un’accurata analisi di Adapt significativamente intitolata “Garanzia Giovani: il coraggio che manca”, c’è il rischio di replicare schemi costosi e inefficaci già visti più volte in passato. Per Garanzia Giovani, infatti, sarebbero già stati spesi 100 milioni di euro solo per attuare il portale, che, però, di fatto, sarà inutile fino a che le Regioni non predisporranno le procedure necessarie ad attivare i canali per trovare il lavoro. Insomma, «in assenza dei piani regionali, il portale di lavoro non è altro che una scatola vuota che non dà diritto ad alcun tipo di servizio».