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Previati potenza di uno sguardo

maggio 12, 1999 Taverna Laura

La classe (umana) va in paradiso. Invito alla scoperta di un pittore non clericale, ma religioso (e scandaloso per la bella époque) in mostra a Milano, Palazzo reale

Vale la pena di andare a vedere a Milano la bella, interessante mostra antologica dedicata a Gaetano Previati, artista a cavallo fra Otto e Novecento assai popolare in vita e oggi pressoché sconosciuto. La rassegna, ospitata a Palazzo Reale fino al 29 agosto ’99, è organizzata dal Meeting per l’Amicizia fra i popoli in collaborazione con Regione Lombardia e Comune di Milano: una sede prestigiosa che consente alla kermesse di uscire per la prima volta dal tradizionale ambito riminese, proponendo un centinaio fra dipinti e disegni di un autore ferrarese per nascita (1852), ma milanese per adozione artistica e sentimentale.

Con studio in via Cappellari, affacciata sul Duomo, Previati fu artista borghese e anticonvenzionale, interprete e testimone dell’Ottocento romantico al tramonto e al tempo stesso profeta geniale del grande Novecento che si spalancava. Fu indiscutibile avanguardia per moltissime intuizioni di cui gli saranno debitori i grandi del nostro secolo: e Boccioni e De Chirico lo riconobbero maestro.

La mostra di Palazzo Reale, curata da Fernando Mazzocca, è fedele testimone del suo percorso artistico e umano: ci sono i ritratti fatti in gioventù agli amici pittori di Brera (Mentessi, Campi) e fidanzata (un bellissimo quadro con autoritratto, “Aurora”, 1884). Fin dagli esordi Previati si segnala per i grandi quadri di genere storico: si vedono qui – fra gli altri – il celebre (ai suoi tempi, e molto ammirato) “Gli ostaggi di Crema” (1879) con cui vinse il premio Canonica di Brera. Sono quadri intensi, suggestivi, spesso melodrammatici che piacquero anche a Verdi.

Ma è con “Maternità”, del 1891, che Previati fa il grande salto: l’artista presenta alla I Triennale di Brera questa grande tela, appassionata, realizzata in perfetto stile divisionista a piccole, luminose pennellate. Lo espongono accanto alle “Due madri” di Segantini e si scatena il putiferio. Le cronache raccontano che il pubblico si sganascia davanti alla rappresentazione della Madre china sul neonato circondata dagli Angeli che la contemplano: e i critici stroncano l’opera, contestando con asprezza sia il contenuto (“simbolico”, in un’epoca di realismo imperante in arte e in letteratura) sia l’innovativa, luminosa tecnica divisionista.

Si guardi oggi “Maternità” con attenzione. La Madre e ogni mamma che guardi suo figlio coincidono: per nulla clericale, profondamente religioso, lo sguardo dell’artista coglie e comunica un autentico senso del mistero.

La diatriba su “Maternità” durò un decennio e se procurò a Previati soprattutto nemici, gli spalancò altresì le porte della notorietà: ed ecco i grandi quadri sia di soggetto sacro (“La Madonna dei gigli”, 1893; “I Re Magi”, 1892; “Le Marie ai piedi della croce”, 1897) sia di argomento profano legati a miti della tradizione popolare (si vedano nella stessa sala le due versioni di “Paolo e Francesca” e il ciclo di “Ugo e Parisina”, 1913). Vicende umanamente dolenti guardate sempre con sguardo commosso.

Un’autentica scoperta per la maggior parte dei visitatori si rivelano le sale dedicate alla grafica: in mostra le illustrazioni dei racconti di E.A.Poe, in cui Previati dà libero sfogo alla sua vena più giovanilmente onirica, orrorosa, compiaciuta di scene estreme e quelle per “I promessi sposi”, che l’editore Hoepli pubblica a fascicoli fra il 1897 e il 1900: da guardare “Il tentativo di matrimonio” e le scene cittadine della peste.

La mostra prosegue il suo percorso: belle le sale con i grandi cicli decorativi, decadenti e fascinosi, da vero maestro del genere (D’Annunzio reclamò i suoi dipinti per il Vittoriale). Ed ecco dunque in mostra le predilette tele di grande formato delle decorazioni eseguite nel 1908 e oggi -come voleva il Vate- conservate al Vittoriale degli Italiani di Gardone. Sono figure femminili sinuose, allacciate in un abbraccio di danza, rese eteree e leggiadre dalla tecnica divisionista a filamenti caratteristica dellíarte previatesca (“Notturno” o “Il silenzio”, 1908; “Armonia” o “Sinfonia”, 1908).

Chiude la mostra il ciclo commissionato dalla Camera di Commercio di Milano con la eroica, positiva rappresentazione del progresso, che ha fatto parlare di una vera e propria “epica” previatesca: (le vie carovaniere del deserto, il canale di Suez, il traforo delle Alpi e la Ferrovia del Pacifico). Previati muore a Lavagna nel 1920.

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