Presidente Crocetta, ma davvero vuole fare chiudere questa scuola?

Suor Paolina Mastrandrea racconta l’importanza di tenere aperta una scuola paritaria in un quartiere difficile di Palermo. La loro esistenza è ora messa a repentaglio dai tagli regionali

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scuola-alunni-shutterstock-78859288Suor Paolina Mastrandrea parla delle “sue” scuole paritarie come una madre parla dei suoi figli: «Sono preoccupata. Non possono chiederci più di quando stiamo già dando». Suor Paolina è la madre superiora alla Congregazione delle suore collegine della Sacra Famiglia a Palermo. In questi giorni sta vivendo con apprensione la vicenda dei tagli alle scuole paritarie d’infanzia in Sicilia, secondo quanto stabilito dall’Assemblea regionale. Se Rosario Crocetta non farà un passo indietro, molte scuole paritarie potrebbero trovarsi costrette a chiudere i battenti: «Già siamo state costrette a chiudere la scuola di Termini Imerese, in provincia di Palermo, in una zona in cui c’era davvero bisogno della nostra presenza. Speriamo che questo destino non sia riservato anche alla scuola che abbiamo nel quartiere del Capo, a Palermo, immersa in una realtà altrettanto complessa. Per molte famiglie siamo gli unici punti di riferimento. È da 300 anni che ci troviamo in questa zona della città».

SCUOLE A RISCHIO. L’Ordine di cui fa parte suor Paolina, chiamato Congregazione della Sacra Famiglia, è stato fondato nel 1717, dal cardinale Pietro Marcellino Corradini, a Sezze nel Lazio. L’idea era quella di dare vita a un’Ordine che si occupasse dell’educazione delle fanciulle, poi allargato anche ai maschietti. Nel 1721 la missione educativa fu spostata in Sicilia, con l’apertura del primo collegio per ragazze: «Per questo siamo poi state chiamate “collegine”. In tutta la Sicilia ci occupiamo di una quarantina di scuole, e ce ne sono molte altre in tutta Italia e nel mondo. Quando il nostro Ordine si riunisce a Roma, una volta all’anno, racconto alle altri madri superiori le difficoltà di dirigere una scuola paritaria in Sicilia: le complessità che si incontrano qui in Sicilia purtroppo sono una nostra prerogativa. Per quanto sia difficile amministrare una scuola paritaria, in generale, non lo sarà mai come in Sicilia. È un’ingiustizia che i nostri stessi studenti vivono sulla loro pelle».

RETTE ESIGUE. Già l’anno scorso la Regione aveva più che dimezzato i fondi destinati alle paritarie dell’infanzia, con la conseguenza diretta della chiusura di 50 scuole: «Teniamo tantissimo alla scuola del Capo, per il ruolo sociale che essa rappresenta per le famiglie. Andiamo a casa dei bambini, ce ne occupiamo ben oltre l’orario scolastico, alle famiglie più indigenti chiediamo solo 40 euro di retta, sapendo già che non riusciremo ad avere nemmeno quella, eppure andiamo avanti nella nostra missione», spiega suor Paolina, che vede nella scuola del Capo un avamposto educativo irrinunciabile. «Noi collegine siamo disposte a fare ogni tipo di sacrificio per non perdere di vista i bambini, ma chiediamo alla Regione di venirci incontro. I genitori che iscrivono i figli alle scuole paritarie pagano due volte: con le proprie tasse contribuiscono alla scuola pubblica, e poi pagano, quando possono, la retta alla scuola paritaria. I ricavi delle rette bastano a malapena a rientrare con le spese. Possiamo fare sacrifici di ogni sorta ma non possiamo metterci a insegnare sotto un albero».

Foto da Shutterstock

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