Povero Silvio. Se il Berlusconi ormai prescritto va condannato per «funzione generalpreventiva»

Imbastire un processo di cui si sa già l’esito, sentenziare per fare storia e giurisprudenza, accanirsi solo su uno. C’è qualcosa (molto) che non torna

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Come si fa a non provare un po’ di comprensione per il povero Silvio? Berlusconi è stato ieri condannato a tre anni di reclusione per corruzione (il caso è quello della compravendita di senatori tra il 2007 e il 2008 che portarono alla caduta del Governo Prodi). Dunque il Tribunale ha dato ragione alla Procura che aveva accusato l’ex premier di aver dato tre milioni, tramite Valter Lavitola, all’ex senatore dipietrista, Sergio De Gregorio, perché cambiasse casacca e passasse nel centrodestra.

Povero Silvio. Anche se gli anni chiesti dai pm erano cinque e la sentenza dice tre, il risultato, alla fine, sarà zero. Infatti, come ha candidamente ammesso anche il pm John Henry Woodcock, «tutto sarà cancellato dalla prescrizione che cadrà fra pochi mesi». Ma allora: che l’abbiamo fatto a fare il processo? Che senso ha imbastire un procedimento che costa energie, tempo, soldi pubblici, conoscendone già l’esito? «Un uso sensato delle risorse giudiziarie – scrive oggi Il Foglio – avrebbe consigliato di non avviare nemmeno un procedimento destinato a finire nel nulla». I legali dell’ex premier hanno già annunciato che stanno valutando se rinunciare alla prescrizione per essere assolti nel merito.

Ovviamente – e qui sta la tragedia della nostra giustizia – lo scopo non era quello di giungere a una condanna, ma quello di schizzare la celebre sostanza sull’immagine del povero Silvio. Leggete Filippo Facci oggi su Libero: secondo Woodcock «la sentenza avrà comunque una funzione “generalpreventiva” verso analoghi comportamenti di malcostume politico. Ora lo sappiamo a che serve un processo: a perpetuare una funzione generalpreventiva». Un altro pm ha detto che questa sentenza «farà giurisprudenza», Il Fatto ha scritto ieri che la questione è importante a «livello storico politico». Capito? Nei nostri tribunali non si accertano reati. Si fa giurisprudenza. Si fa storia.

Nel merito della questione si può perlomeno sollevare qualche dubbio sulla sentenza. Sergio De Gregorio, eletto nell’Italia dei Valori, aveva lasciato il partito di Di Pietro e poi era passato nel centrodestra. Di essere stato corrotto lo ha raccontato lui stesso ai giudici e nel 2013 ha patteggiato 20 mesi. Grazie e arrivederci.
Di tutta questa storia di “compravendita dei senatori” (quali altri? nessuno lo sa), l’unico condannato alla fine, nota Facci, è il «parlamentare Berlusconi». Ma sarà ovviamente solo un caso che in tutta la storia repubblicana, in tutta la storia di cambi di casacche, partiti, coalizioni eccetera eccetera, solo su Berlusconi si sia voluto indagare per un caso che comunque andrà in prescrizione.

Un’ultima annotazione, diciamo così, storica. Il governo Prodi in quell’ottobre 2008 stava assieme con lo scotch (il nome Turigliatto dice niente?) e il colpo di grazia alla sua debolissima maggioranza lo diede l’arresto della moglie del guardasigilli Clemente Mastella. Fu in seguito a quell’intervento della magistratura che l’Udeur tolse il sostegno al governo e si arrivò alla crisi dell’esecutivo Prodi. Ma sapete com’è, questi son fatti di cui si è presa memoria non avendo essi nessuna funzione “generalpreventiva”.

Foto Ansa


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