Pornhub si rifà la verginità con l’ambiente

La mobilità elettrica tira più di un carro di buoi, la piattaforma ci sguazza e tutti ci cascano. Vuoi mettere una spiaggia pulita con le accuse di revenge porn?

Ci mancava anche quello nell’ozono: per gli extraparlamentari dell’ambiente non sarà eccitante come vivere nudi in una spelonca senza luce, gas, auto, aria condizionata con gatti e pinguini, ma almeno il porno non butta via niente, ci dà dentro per salvare il pianeta e solo un negazionista potrebbe reagire a risate e pernacchioni. “Pornhub attento alla mobilità sostenibile”, “Pornhub svela la sua anima ‘eco’”, “Pornhub in linea con l’indirizzo del governo di evitare gli assembramenti sui mezzi pubblici” (alé), mica lo scrive Playmen, macché: a magnificare la partnership tra MiMoto, “un servizio di green sharing” (in italiano: condividono scooter elettrici) e “la più importante azienda nel settore dell’intrattenimento per adulti” (in italiano: sfornacarnacci) come “un perfetto esempio di come la società possa unirsi per cambiare paradigmi ed evolversi in modo responsabile, anche unendo due aziende dai contenuti così diversi” sono Corriere, Gazzetta, Marie Claire, Rolling Stones, tutti i portali clima, green e ambiente copincollando il ben strambo comunicato stampa diramato da Alessandro Vincenti e Vittorio Muratore, co-fondatori di MiMoto.

PORNO MA ATTENTI ALL’AMBIENTE

Manca solo un riferimento alla resilienza ma della neolingua dei tredicenni di Fridays For Future, scritta e interpretata da manager col fiuto per gli affari, il patrocinio del Comune di Milano, le convenzioni con le più importanti università del capoluogo lombardo, di Torino e di Genova, non manca nulla: il progetto fa parte della campagna “A Ride With Pornhub” che a partire dalle 12 di venerdì scorso e fino a domenica ha regalato l’emozione di una corsa gratuita e a zero emissioni di 15 minuti al “numeroso pubblico italiano” che avesse scaricato l’app di MiMoto, inserito il codice Pornhub e via, come spiega l’app “cercami-accendimi-usami-divertiti-mollami” e brum brum a tutti. Bellissimo, verdissimo, “già in passato Pornhub si è mostrata particolarmente attenta alla questione ambientale”, copincollano diligentemente i giornalisti ricordando con le parole di Corey Price, vicepresidente di Pornhub, successoni come The Dirtiest Porn Ever e Beesexual.

LE COSACCE TRA LA PLASTICA

E che roba è? The Dirtiest Porn Ever, alias “il porno più sporco di sempre” è ambientato in un paradiso naturale inquinato dove tali Leolulu, una coppia amatoriale di attori hard, è “impegnata” (in italiano: fa le cosacce) in mezzo a una montagna di rifiuti di plastica. Trama: i rifiuti nascondono i dettagli delle performance che si svelano nel corso del filmato grazie all’intervento di una squadra di operatori di tutela ambientale che man mano raccoglie tutto. Undici minuti dopo la spiaggia è ripulita, l’utente è contento di quello che vede e soddisfatto di aver salvato mari e oceani, perché come annunciato da quel caposcout di Corey Price: “L’inquinamento degli oceani è cresciuto fino a diventare uno dei problemi globali più significativi della nostra vita” e “è indispensabile che si utilizzi la nostra piattaforma per sensibilizzare e ispirare il cambiamento, non solo per il momento ma per le generazioni a venire. Noi di Pornhub siamo ‘sporchi’, ma ciò non significa che anche le nostre spiagge debbano esserlo”. Eccerto, praticamente Education Channel, “guarda il video su Pornhub e per ogni visita faremo una donazione a Ocean Polymers”, spiegano Braveheart della Terra.

ALBERI DURI E API ZOZZE

Loro che nel 2014 si erano impegnati a piantare un albero in America ogni 100 video guardati dai propri utenti “con la speranza che crescano belli, forti e dritti, e che possano dare vita a nuovi alberi col loro seme” (allora era Repubblica a magnificare le singolari gesta e i calembour ambientali della piattaforma). E che prima degli oceani salvavano anche le api: Beesexual ritrae api impegnate nell’impollinazione e doppiate con le voci di star del porno: anche qui, ogni click una donazione ad ong salvapi. E come non citare l’impegno durante il lockdown ad offrire “il servizio ‘premium’ gratuitamente anche in Italia”?

IL CARRO DI BUOI

Dite, ma che ve ne cale? Un po’, dato che – alert fervorino negazionista – mentre coltiva la parafilia del greenwashing ammiccando ad api zozze e alberi dritti, la piattaforma annega nel letame del revenge porn, accuse e indagini sulla pubblicazione di materiale “leaked”, rubato da account privati, scandali sulla prostituzione minorile che hanno travolto canali e partner. Un bel po’ se a riprendere l’iniziativa vagamente paracula è il Corriere, quello del Tempo delle Donne e compagni di lotta a tutte le discriminazioni, gli abusi e le violenze del mondo. Ma si sa, l’ambientalismo tira più di un carro di buoi, per rifarsi la verginità oggi basta invocare Madre Terra e tutto viene dimenticato.