Più Semprini e meno Berdini

Articolo tratto dal numero di Tempi inĀ edicolaĀ (vai alla pagina degli abbonamenti) ā Gianluca Semprini, uno preso da Sky, dalla fine del mondo, come il Papa, e trasferito di brutto a Rai Tre per sostituire un martire della libertĆ di parola, il caro Massimo Giannini, se ne ĆØ andato senza batter ciglio dal tronetto di Politics, al massimo con qualche amarezza per il profluvio di insulti ricevuti, ed ĆØ entrato nel normale cono dāombra che segue alle esposizioni mediatiche controverse e malriuscite. AvrĆ maledetto in cuor suo quella testata che come tutte le testate in inglese sul mercato italiano porta male (vedi Reporter o Liberal, unica eccezione Vanity Fair ma perchĆ© ĆØ un franchising, un brand giĆ affermato altrove). AvrĆ dubitato della sua personale abilitĆ di direttore dāorchestra di chiacchiere, si sarĆ dato lāattenuante giusta, cioĆØ che gli orchestrali del momento sono eccellenze mediocri della politica, e annoiano invariabilmente (Floris de La7 per batterlo ĆØ dovuto ricorrere a una specie di televendita ben fatta di prodotti extraparlamentari). Si sarĆ detto che su Rai Tre uno che non fa politique politicienne e ideologia e lagna sociale non funziona. ChissĆ . Ma non ha fatto il martire della libertĆ di parola, e per questo bisognerebbe fargli un monumento.
Che vasta e incivile categoria di impostori ĆØ quella dei martiri. Di Giannini ho giĆ detto. Non ĆØ affatto un cattivo ragazzo, ma ha subito lasciato quel che sapeva fare, lāeconomia analizzata con la lente del potere politico, per salire la scala che porta al principio di Peter, lāassunzione di quel ruolo apicale per il quale si ĆØ incompetenti. Giannini non ĆØ un anchor, ĆØ brodoso e convenzionale, ĆØ lento, non ĆØ rock, ma avrebbe fatto meglio, visto che non ĆØ stupido, a evitare il piagnisteo martirologico contro il cattivone di Palazzo Chigi che gli preferiva Rambo e non accettava i suoi inviti, e a tornare a fare il meglio che sa fare. Invece si ĆØ allineato, senza averne la stoffa, si vedeva lontano un miglio che non ci credeva nemmeno lui nella sveltina di quello che schiaffeggia i leoni e viene rinchiuso in gabbia o espulso dallo zoo.
(Francesco Merlo non si ĆØ allineato, noblesse oblige, ma ci ĆØ andato pericolosamente vicino con un paio di articoli di troppo, secondo me che gli sono amico e lo stimo. Domanda. Ma uno non può dire semplicemente che ha accettato un incarico professionale dallāamministratore delegato Campo DallāOrto, si ĆØ associato a un collega che stima come Carlo Verdelli, ci ha provato a istruire alla Rai un processo di normalizzazione giornalistica colta e non chiacchierona, e non ce lāha fatta perchĆ© la Rai ĆØ un mammasantissima al quale nessuno può fare offerte che non si possono rifiutare, sono le strutture intermedie cosiddette e i sindacati che decidono in proprio da tempo immemorabile? Che poi questo Merlo e Verdelli hanno alla fine detto, ma con quel sovraccarico di amarezza politica e una punta di petulanza che non risulta unāimpostura, questo no, ma unāinclinazione un poā fictional.)
Gli impostori veri del martirologio si comportano altrimenti. Come quel magistrato di Napoli che si ĆØ incapricciato del famoso scandalo Consip, le solite storie di appalti imputati a unāazienda che di appalti vive, quella di Alfredo Romeo, e che di appalti illegali ĆØ stata nel recente passato assolta dopo opportuna persecuzione in giudizio e gogna, con contorno di amici del parentame dellāuomo politico da abbattere. E questa che nel panorama del trionfo italiano dei giustizieri ĆØ, detto con realismo, una caccola, dice il magistrato, doveva garantirgli un emendamento, che la cattiva maggioranza di ladri non ha voluto, per proroga e pensione, un vitalizio ad categoriam (latinorum) con prebende e anche mantenimento di un certo grado di potere. Un altro martire.
LāineffabilitĆ del martirologio se la aggiudica però il signor arch. delat. Berdini. I grillozzi lo chiamano come urbanista cocco della gauche colta a copertura della povera Raggi, che fa del suo meglio per metterlo a suo agio, poi la Raggi va in disgrazia plumbea, lāidillio finisce, Berdini parla con un giornalista e gli dice di riferire che la sindaca ĆØ circondata da una banda, da una corte dei miracoli e che lei e un suo funzionario benefattore e beneficato sono amanti, ma non dire che te lāho detto io, aggiunge il prof. delat. con eleganza. Una volta sputtanato dalla pubblicazione delle sue losche delazioni, lāurbanista invece di dimettersi allāistante e chiedere scusa incassa appelli di altissime autoritĆ morali in suo favore e quando se ne va, ciliegina sul dolce stercorario, se ne va, indovinate?, perchĆ© quelli fanno lo stadio della Roma, la famosa colata di cemento (e come si fa uno stadio senza cemento, con la panna montata?). Un altro martire ancora in un paese di senza pudore.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!