Più che Grillo, Leone

A colloquio con l’uomo che fa impallidire tutti gli sfanculatori d’Italia (la lettura di questo articolo è sconsigliata al pubblico intelligente)

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È morto a Milano a 79 anni Leone di Lernia, popolare cantante pugliese. Una nostra vecchia intervista dell’ottobre 2007.

Al bar con Leone di Lernia non è come sorseggiare il tè delle cinque al circolo Pickwick. Pure lo scorrettissimo Borat ne uscirebbe stremato e pallido in volto. «Sono io l’unico re degli ignoranti, altro che Celentano. Lui mi ha copiato. E che novità è: qui copiano tutti, non si capisce più un chezzo». Questo pugliese arrivato a Milano nel 1959 («ero affamato, non avevo una lira, neanche le mutande») è appena uscito da una tremenda incazzatura perché gli avevano chiuso il programma su Radio 105: un mese in castigo. La causa: passato il limite, troppo volgare. «Troppo vero. Il programma, Lo zoo di 105, è un po’ fortino, ma piace agli ignorantoni come me, che poi siamo tutti. Qui facciamo tutti gli intellettuali: “Leone non mi piace, mi fa schifo.”. Però dietro le quinte vengono tutti con me. Gli ascolti sono da sempre pazzeschi. E io non faccio il tribuno come Beppe Grillo». I sospettosi dicono che lo stop sia solo una riuscita operazione di marketing, per tirare su il programma. «Balle. Anzi, può essere». Non importa. Grillo? «Lui sta facendo uno spettacolo da bar e lo fa per guadagno, euri, chiaro. Quando ci sono milioni di persone che lo seguono ha ragione lui. Semmai fanno ridere e piangere ‘sti ignoranti che credono alle sue storielle. La politica non c’entra un chezzo. Storielle e basta, per stare sulla breccia. Ma è giusto che credano a Grillo, altrimenti non mangia più, fa la fame, la fa-me. Capito? Nessuno è innocente, neppure Beppe Grillo». L’argomento lo attizza: «Chi è che pensa davvero al popolo? Grillo? Col chezzo. Grillo al governo penserebbe al popolo? Col chezzo. Io che sono un rimbambito dico: voto chi mi dà i soldi. Sincero come un coglione».

Chiede un succo di frutta perché non beve alcool, non fuma e la droga gli fa orrore. «A me piacciono le donne. Di questi tempi sembro un marziano perché vanno di più altri gusti. Io invece sono pugliese e non so se mi spiego. Se vuoi sono più diretto: impazzisco per la». Chiarissimo. Dice due parole e squilla il cellulare. Sono i suoi fans che naturalmente sono «deficienti che non capiscono un chezzo». Avanti così per tutto il tempo. «Questo è un mestiere che se non sei anormale non puoi fare nulla. Non faccio l’ipocrita, lo dichiaro. Gli altri fanno i seri. Ma li vedi in tv che pena. E li pagano pure». Dal tram che sferraglia a poca distanza, si alza un “ciao Leo” ricambiato da un caloroso vaffa. «Mi vogliono tutti bene, impazziscono per Leone, l’unico, l’inimitabile in un mondo di fotocopie». Risquilla il cellulare maledetto. «Mo’ vediamo, vediamo, ciao cazzone. Questo mi chiedeva quando torno all’Isola dei famosi. Che vuoi? È stato un successo strepitoso, planetario. Mi hanno fatto promesse, poi sono spariti tutti. Simona Ventura? È brava, però non guarda in faccia a nessuno. Gli sono piaciuto, eh eh. ‘Sto sfigato ha fatto audience. Comunque non me ne frega niente, io ho il mio Zoo, quello è il programma più spettacolare che c’è. Il più vero, che fa incazzare tutti i potenti. E infatti volevano chiuderlo definitivamente».

«Uei, Di Pietro è dappertutto»
Ma che fa? Leone crede anche a lui a complotti e altre stramberie? «Ho tutti contro. Sono tutti invidiosi dei miei trionfi, viziosi che non sono altro. Chissà magari domani mi mandano in galera». Altro “eh eh”. Intanto ce l’ha su con Antonio Di Pietro. Col Di Pietro presenzialista, un prezzemolino. Scola il secondo succo e affonda: «Uei, Di Pietro è dappertutto. Tg, controtg, tolcsciò, scrivilo come lo pronuncio, alla tranese, fa più effetto. Sai, ho visto Di Pietro anche a casa mia, vicino al citofono. Come fa? Come fanno? Questo è un tempo del chezzo. Cosa ci vuole a parlare male di tutti? È facile. Basta dire: quello è fetente, quell’altro è fetente e io sono bravo. Mi tengo la mia ignoranza e il mio popolo di ignorantoni». Così Leone è tornato alla sua radio senza perdere il sonno per le avances delle tv. «Berlusconi, anche Piersilvio, mi vorrebbe sulla Mediaset e io gli dico sempre che bisogna fare Lo zoo in tv, una formula imbattibile. Mi rispondono che è troppo volgare. E allora tenetevi Buona domenica che al fetentone che sono sembra vol-ga-ri-ssi-ma. Eh eh. Scrivila questa, mi raccomando».

Mentre il cameriere resta a debita distanza, sazio della cascata di insulti incassati in pugliese, un fan si avvicina al tavolo e Leone puntualmente lo battezza: «Secondo me fai schifo. Ma ti sei visto?». Il ragazzo si allontana felice, chiedeva solo di essere rassicurato dal suo eroe. Il cui cellulare, intanto, va in ebollizione. «Rispondo perché potrebbe essere Pippo Baudo che mi vuole a Sanremo. Io ci sto pensando a una canzone. Mi dicono che bisogna parlare d’amore per sfondare in riviera. A me pare una stronzata. L’amore non esiste. È come un’aragosta: la mangi e la butti nel cesso. Il pezzo lo scrivo, poi si vedrà. A Sanremo sono andati cani e porci quindi è perfetto per Leone. Pippo questo lo sa. Chiamami, Pippo, che ti conviene se vuoi un po’ di casino fatto per bene».

Leone di Lernia ha sfornato 42 album da rapper nostrano e simpatico rimescolatore delle carte. «Ho inventato i generi, l’house, il blues, la tecno dance, il rap. Gli americani mi hanno copiato come hanno fatto i giapponesi con le macchine fotografiche. L’ultimo cd è meraviglioso, un mix tra Dante Alighieri e Giacomo Leopardi. Quando ho scritto le canzoni ero toccato dal cuore e toccato dal culo. Eh eh. Comunque come vendo io non vende nessuno. Ho fatto la fortuna di chi spaccia cd falsi. A proposito, chi dice che vende centinaia di migliaia di dischi regolari fa ridere, non è vero, spara cazzate. Quel mercato è morto, tutta colpa del computer». Insomma, a Leone non va giù niente. Improvvisamente si fa serio, però: «Mi fanno incazzare questi tg che tendono gli agguati alle famiglie che gli muore un figlio. È intollerabile violentare la famiglia. A me la tv guardona che spia tutto e tutti ripugna. E infatti piace agli intelligenti. Io, da buono sfigato, sto con gli sfigati del mio Zoo. Eccone un altro che telefona».

Foto Ansa

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