Perizia medica: Rimsha, accusata di blasfemia, è minorenne e ha un ritardo mentale

Secondo la perizia medica Rimsha, che si trova ancora in carcere dopo le accuse di aver bruciato pagine del Corano, ha tra i 13 e i 14 anni, non è educata e presenta un ritardo. Sarà giudicata dal tribunale minorile. L’avvocato ha chiesto la libertà su cauzione.

Rimsha Masih, la ragazzina pakistana cristiana in carcere dal 16 agosto scorso perché accusata da un suo vicino di avere bruciato alcune pagine del Corano, è stata esaminata oggi da alcuni medici che hanno stilato una perizia che permette di fare maggiore chiarezza sul suo caso. In questi giorni c’è chi ha scritto che ha 11 anni, altri hanno scritto che ne ha 16, altri ancora hanno affermato che è affetta da sindrome di Down.

Secondo la perizia medica la ragazzina, che attualmente si trova in un carcere di massima sicurezza e che per le accuse di blasfemia rischiare dall’ergastolo alla pena di morte, ha tra i 13 e i 14 anni. In mancanza di un certificato di nascita, i medici hanno valutato l’altezza e i denti per stabilire l’età. Inoltre, non sarebbe affetta da sindrome di Down anche se la perizia accerta un ritardo: «La sua età mentale è inferiore a quella anagrafica». Infine, la perizia definisce la ragazza come non educata, un passaggio importante che potrebbe dimostrare la sua impossibilità a riconoscere i versetti del Corano.

Pur non essendo chiaro se Rimsha abbia un ritardo tale da renderla non cosciente di quanto ha fatto, il suo avvocato, Tahir Naveed Chaudhry (nella foto, a sinistra), sostiene che non ci siano prove a sufficienza per condannarla e ha affermato che dovrà essere processata dal tribunale minorile che, di solito, è più mite nelle condanne ed evita la pena di morte. Non solo, l’avvocato ha fatto anche una nuova richiesta perché la sua assistita venga rilasciata su cauzione. Intanto, oggi, persino i religiosi islamici sono intervenuti in difesa di Rimsha.

Le 300 famiglie cristiane di Islamabad (alcune, nella foto a destra) che hanno dovuto lasciare le loro case temendo ripercussioni da parte della popolazione musulmana, si sono intanto stabilite in un parco e hanno giurato di non muoversi finché il governo non affiderà loro nuove abitazioni al sicuro dal pericolo di essere attaccati da fanatici.