Perché ogni volta che un governo introduce nuove tasse queste hanno valore retroattivo, mentre il Bonus Irpef da 80 euro no?

Secondo il Sole 24 Ore ammonta a 10 miliardi di euro il conto che gli italiani hanno dovuto pagare per nuovi balzelli con effetto retroattivo dal Salva Italia di Monti alla Legge di Stabilità di Renzi.

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tasse retroattive

Dieci miliardi di euro in tre anni. È il conto che, secondo il Sole 24 Ore, gli italiani hanno dovuto pagare dal decreto “Salva Italia” del governo Monti fino all’ultima Legge di stabilità dell’esecutivo Renzi per l’introduzione di imposte con effetto retroattivo (come dimostra il grafico qui sopra). Oltre 6 miliardi di nuove imposte, 4,3 di anticipi d’imposta e solo 800 milioni di agevolazioni. Pazienza se l’articolo 3 dello Statuto dei diritti del contribuente dice che le «disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo».
In Italia, infatti, basta che il legislatore adotti una legge ordinaria per ottenere una deroga a questo principio, regolato anch’esso per mezzo di legge ordinaria (lo Statuto del contribuente, appunto). E così le tasse, anche quelle retroattive, sono sempre da pagare. Punto e stop. È già successo 86 volte (si veda tabella sotto) negli ultimi quattordici anni e c’è da credere che sarà così anche in futuro. Almeno fino a che lo Statuto del contribuente non sarà elevato «al rango di norma costituzionale», come auspica il quotidiano di Confindustria.

tasse retroattive 2DUE PESI E DUE MISURE. Il record dell’imposizione fiscale retroattiva, «spetta al Salva Italia del premier Mario Monti», ha scritto il Sole, «che prevedeva tra l’altro 2,2 miliardi in più di addizionale regionale Irpef per l’anno d’imposta 2011». Ma anche nel disegno di legge di stabilità «che il Parlamento dovrà approvare entro fine anno c’è l’aumento dall’11,5 al 20 per cento della tassazione sui rendimenti dei fondi pensioni, con effetti fiscali a partire già dal 1° gennaio 2014, e un vantaggio per l’erario di 450 milioni».
Nello stesso Ddl, fa notare, inoltre, il Sole, «ci sono anche l’incremento del prelievo sui dividendi incassati da fondazioni e trust, e – soprattutto – il ritocco dell’aliquota base Irap. Un intervento, quest’ultimo, che di fatto cancella lo sconto deciso con il decreto sugli 80 euro». Bonus Irpef da 80 euro che, oltretutto, «è scattato sì nel 2014, ma dopo il varo del decreto legge». E, dunque, senza questa volta avere effetto retroattivo. Anche se, aggiunge il Sole, questa norma «va letta insieme all’abolizione del prelievo sulla componente lavoro a partire dall’anno d’imposta 2015».

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