Perché bisogna garantire la libertà di scelta educativa

Non ci può essere libertà di scelta educativa se non viene garantita la libertà economica per il suo esercizio.

Festa per il primo giorno di scuola in una paritaria di Genova

Caro direttore, raccolgo l’appello di sr Anna Monia Alfieri “Libertà di scelta educativa in Italia” che pone all’attenzione dei candidati 4 punti chiari.

Conosco sr Anna Monia Alfieri e trovo la sua una battaglia laica che pone al centro, senza ombra di dubbio, lo studente e i genitori. La proposta dei costi standard è scientifica, ben lontana dalla logica dei finanziamenti alle scuole cattoliche e chiarisce in modo inequivocabile il dettame dell’art. 33 (Pluralismo senza oneri per lo Stato) della costituzione con il dettato dell’art. 30 della Costituzione (libertà di scelta educativa dei genitori).

In merito alla discussione vorrei aggiungere un nuovo elemento che giusitifica la ragione del mio impegno di anni su queste questioni ultima pubblicazione 2018 ed. lavoro È il futuro bellezza.

Oltre 30 Miliardi di euro annuo è il costo dei Neet, i giovani tra u 15 anni anni e i 29 anni che non studiano, non lavorano, non fanno formazione.

Garantire la libertà di scelta educativa in un pluralismo educativo attraverso i costi standard avrebbe il beneficio di abbattere questo costo sociale e dare una chance ai nostri giovani.

Per porre a centro davvero lo studente la scuola deve superare gli indirizzi. Sarà a quel punto che supereremo anche i pregiudizi. Capiremo, così, il valore della scelta e della libertà. Perché abbatte le discriminazioni, gli abbandoni scolastici, i costi del non orientamento, valorizza passioni, accompagna per livelli ai risultati. Oggi i percorsi scolastici sono ingessati e difficilmente utili a far risaltare qualità e proprie inclinazioni. Ragione per cui siamo agli ultimi posti Ocse Pisa con un sistema scolastico costosissimo.

Liceo o Istituto tecnico?

In Italia il passaggio dalla scuola media alle scuole superiori è segnato da questo quesito. È un problema tipicamente italiano. In Canada, dove a scegliere gli insegnamenti sono gli studenti e le famiglie, può accadere che lo stesso alunno, ad esempio, segua il corso di economia, filosofia e laboratorio in cucina.

Gli Indirizzi vengono cosi superati dalle attitudini degli allievi che sulla base di queste scelgono il proprio mix di insegnanti; in comune ci sono massimo le quattro materie obbligatorie, di cui certamente le lingue ufficiali, e la matematica.

In Italia, il paese ove la scelta è negata, proliferano gli indirizzi per cercare di porre rimedio e ampliare l’offerta.

Gli insegnamenti sono imposti, le materie sono quasi tutte obbligatorie, la presenza di laboratori è facoltativa. La soluzione canadese senza indirizzi abbatte la discriminazione, gli abbandoni scolastici, i costi di un percorso di orientamento.

L’esempio canadese insegna che serve spostare la scelta di cosa studiare da ante a post.

Lo sviluppo del quoziente di intelligenza e del quoziente emotivo significa aiutare ogni allievo a intraprendere la propria strada, trovando non solo l’insegnamento più adatto per ciascuno, ma facendo scegliere il proprio percorso, con la combinazione più varia possibile di saperi e competenze, passioni e talenti.

Un’organizzazione degli istituti che prenda in considerazione gli studenti, la loro emotività e il bisogno di essere protagonisti delle proprie scelte, lasciando la possibilità di costruire il proprio curriculum scolastico. Ed ecco fatto il problema della dispersione scolastica riguarda l’1,9% della popolazione studentesca mentre in Italia è al 17% con costi enormi.

Infine al capitolo Neet occorre prendere in considerazione che questi sono destinati ad aumentare con la chiusura di scuole paritarie che negli anni hanno supplito le mancanze di una scuola pubblica che ha perso tanti studenti.

La chiusura di 380 scuole paritarie all’anno (12.662 le scuole paritarie rimaste e frequentate da 879,158 studenti) è un chiaro richiamo sociale di una grave perdita in termini di pluralismo educativo.

Non ci può essere libertà di scelta educativa se non viene garantita la libertà economica per il suo esercizio. Il costo standard costituisce da questo punto di vista l’unica risposta possibile, onesta e di buon senso, capace di innescare un meccanismo virtuoso di garanzia dei diritti riconosciuti, a costo zero. Questo l’impegno concreto richiesto all’Italia che vuole stare in Europa.

Foto Ansa