Perché anche il 2018 può essere un anno fortunato per chi ha deciso di comprare casa

Tutti i numeri relativi alle richieste di mutuo per l’abitazione nell’anno scorso e le previsioni per quello appena incominciato

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Nell’ultimo trimestre del 2017, oltre il 75 per cento delle richieste di mutuo sono a tasso fisso, il 21 per cento a tasso variabile e il 4 a tasso variabile con Cap. I tassi, oramai tornati ai minimi storici, hanno dato ragione al tasso fisso. L’italiano che richiede un mutuo sceglie quindi la sicurezza della rata costante e alleggerisce la rata mensile con piani di ammortamento lunghi.

L’importo medio richiesto supera i 128.000 euro, il valore più alto registrato negli ultimi tre anni. Il loan-to-value, nel 60 per cento dei casi, va dal 55 all’80 per cento e oltre il valore dell’immobile da finanziare. Oltre un terzo dei clienti (il 35,7 per cento) ha domandato tra i 50 ai 100.000 euro, ma un buon 32,3 per cento ha richiesto importi più alti, dai 100 ai 140.000 euro. Le banche hanno erogato finanziamenti destinati all’acquisto di abitazioni principalmente per importi compresi tra i 50 e 100.000 euro (36,3 per cento del campione rilevato), e per un 33,2 per cento dai 100.000 ai 150.000 euro.

Quasi un terzo delle richieste di mutuo avviene per una durata ventennale e lo stesso si dica per i finanziamenti concessi, con il 31,7 per cento del totale del campione. Una buona fetta di utenti necessita di piani di ammortamento molto lunghi, dai 30 ai 40 anni, precisamente il 24,6 per cento, ma il dato si contrae sulle erogazioni, concesse solo nel 18,1 per cento dei casi per periodi di tempo un po’ più lunghi.

Rispetto al 2016, l’anno appena passato ha visto scendere ancora il valore di entrambe le forme di tasso di interesse: 2,27 per cento per il tasso fisso dei mutui a 20 e 30 anni (era il 2,30) e 1,02 il tasso variabile (era 1,23).

Buona parte delle domande di mutuo arriva dal Nord Italia e ancora più alte sono le erogazioni da parte delle banche in questo quarto trimestre del 2017: il 46,3 per cento. Il 37,1 per cento dei richiedenti nel nostro Paese ha un reddito dai 1.500 ai 2.000 euro; le banche privilegiano i lavoratori a tempo indeterminato concedendo mutui solo nell’11 per cento dei casi a lavoratori autonomi.

Chi richiede un mutuo ha mediamente dai 36 ai 45 anni, con un impiego a tempo indeterminato e con un reddito tra i 10 e i 20.000 euro annui. Nel quarto trimestre dell’anno il 46 per cento delle richieste e delle concessioni di mutuo hanno avuto come finalità la prima casa, contro il 42,7 per cento di surroghe e sostituzioni (45,4 per cento le surroghe concesse).

Gli interventi della Bce, il piano straordinario di acquisto di titoli e il tentativo di sostenere l’economia, azioni che hanno aiutato le banche a mantenere bassi i livelli dei tassi di interesse sulle erogazioni, hanno caratterizzato lo scenario dei prestiti per la casa negli ultimi tempi e probabilmente continueranno a determinarlo durante questo anno. Per questo anno ci si attende dunque ben poco di nuovo rispetto a quanto accaduto finora. Per chi invece stesse per comprare, non solo la prospettiva è di un Euribor che si dovrebbe mantenere su valori negativi, ma un’altra variabile sembra giochi a loro favore: i prezzi delle case. Le quotazioni del mercato immobiliare sono ancora molto basse, tanto da essere diventate un fenomeno nella realtà europea.

Foto calcolatrice da Shutterstock

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