Perché Agacinski non può parlare di utero in affitto in università

Quali sono le idee dell’antropologa francese per cui le sigle lgbt le hanno impedito di partecipare a un incontro a Bordeaux

agacinski

Tempi ha sempre guardato con interesse ed attenzione a tutto ciò che si muove nell’universo del femminismo internazionale che, soprattutto negli ultimi anni, ha saputo prendere posizioni originali e in contropiede rispetto alla retorica dei “nuovi diritti”. Una delle autorità riconosciute di questo mondo è l’antropologa francese Sylviane Agacinski, studiosa, moglie dell’ex primo ministro socialista Lionel Jospin. Giovedì prossimo Agacinski avrebbe dovuto tenere una conferenza intitolata “L’essere umano nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” all’Università Bordeaux Montaigne, ma, a causa della violenta opposizione di alcune sigle riferibili alla galassia omosessuale, l’incontro è stato annullato.

«Reazionaria e omofoba»

A impedire il pubblico dibattito sono stati il sindacato di sinistra Solidaires étudiant-e-s di Bordeaux e associazioni pro lgbt, come Grrr, Riposte Trans, Mauvais Genre-s e WakeUp! che hanno bollato la studiosa come una «reazionaria, transofoba e omofoba»: «È pericoloso e incosciente che l’Università offra un palco a una persona dai discorsi degni della Manif pour Tous», hanno scritto in un loro comunicato. L’incontro è stato annullato perché, ha reso noto la direzione dell’università stigmatizzando l’accaduto, l’istituzione non è in grado di garantire «la sicurezza dei luoghi e delle persone, né le condizioni di un dibattito vivace ma rispettoso».

Clima di intimidazione

Agacinski, da parte sua, ha dichiarato di «non voler fare la vittima» (sport in cui i suoi avversario eccellono), ma si è detta molto colpita dal «clima di intimidazione. C’è una forma di terrore intellettuale che altera gravemente lo stato del dibattito pubblico. È diventato molto difficile dibattere in Francia».

La battaglia culturale

Come i lettori di Tempi sanno, l’opposizione di Agacinski alla pratica dell’utero in affitto non è nuova. Da anni la studiosa – laica e di sinistra – si batte contro la diffusione e l’accettazione della maternità surrogata attraverso libri, conferenze, promozione di appelli e manifesti pubblici. Un’opposizione motivata su basi razionali non dogmatiche che, proprio per l’autorevolezza dei suoi studi e l’impossibilità di collocarla tra le schiere della destra “reazionaria” e “medioevale”, suscita indignazione tra le associazioni pro utero in affitto.

Il manifesto su Liberation

Nel 2015 promosse un manifesto su Liberation, firmato da 160 personalità pubbliche, molte laiche e atee, in cui era scritto a chiare lettere che non basta il desiderio a giustificare la “fabbricazione” di un figlio.

«Riconosciamo la forza del desiderio di paternità, ma come accade per la maggior parte dei desideri, devono essere posti dei limiti. (…) Noi pensiamo che la Gpa debba essere vietata perché costituisce una violazione dei diritti umani delle donne e dei bambini».

Avere un figlio non è un diritto

Avere un figlio non è un “diritto” per nessuno, né per gli omosessuali né per gli eterosessuali ha sempre detto Agacinski che non si è mai fatta convincere dalla retorica sentimentale con cui viene avvolta una pratica obbrobriosa che assegna un prezzo ai bambini, li rende merce, oggetto di compravendita con tanto di clausole contrattuali e fattura.

La retorica e la tecnica

È questa fiera opposizione alla disumana pratica che rende Agacinski così odiosa agli occhi dei suoi censori. Ma non solo. Da studiosa, l’antropologa francese non ha mai smesso di denunciare le ipocrisie, linguistiche e culturali, con cui il mondo cerca di far passare come “naturale” ciò che naturale non è.

Scrisse su Le Monde nel febbraio 2013:

«Alla radio si sente dire spesso: la tale celebre attrice “ha avuto dei figli con la sua compagna”. Si nasconde quasi che questa meravigliosa performance è merito delle tecniche biomediche e di un donatore di sperma anonimo chiamato a contribuire dal Belgio o dalla California».

Il gender e il sesso

E, soprattutto, Agacinski non si è mai tirata indietro dal denunciare l’ideologia che è utilizzata per giustificare tali pratiche:

«Il gender predica un’identità personale costruita sulle pratiche sessuali di ciascuno, indipendente dalla differenza sessuale uomo/donna; per esempio l’identità gay o lesbica, bisessuale, transessuale o transgender. Queste distinzioni non possono però né cancellare né rimpiazzare la distinzione dei sessi. Al contrario la confermano, perché non avrebbe senso dirsi bisessuali se non ci fossero due sessi. Ma se si rifiuta la categoria delle donne, non si possono più analizzare le forme di alienazione o le violenze che colpiscono le donne in quanto tali. Da qui la rottura del pensiero gender con il femminismo».

Genitore 1 e 2

Ideologia che arriva a cambiare le parole, nel surreale tentativo di plasmare nuove realtà.

Il tentativo di rimpiazzare le parole “madre” e “padre” con “genitore 1 e 2” ha come scopo quello di «neutralizzare la relazione padre-madre, cioè il ruolo asimmetrico dei sessi nella procreazione. Da qui lo slogan: “Bastano due genitori”. Ma in realtà non è così, perché due genitori dello stesso sesso non bastano affatto, ad esempio, per avere un figlio. C’è bisogno di una terza persona, di un corpo terzo. In California, questo corpo umano parcellizzato è diventato una risorsa biologica disponibile sul mercato».

È perché dice queste cose che Sylviane Agacinski è censurata in Francia, in università, cioè nel luogo preposto al dibattito e al confronto. Censurata da sigle che si piccano di essere laiche, aperte, moderne.

Foto Ansa