Per un pluralismo educativo davvero europeo

Con la discriminazione della paritarie è messa a repentaglio la libertà di educazione. Il nostro sistema è fuori dall’Europa

Egregio direttore, ringrazio Anna Monia Alfieri per aver sottoposto anche a me i quattro quesiti vitali per il sistema scolastico italiano e soprattutto per la necessaria attenzione che la politica italiana deve prestare oggi al problema non solo per la sopravvivenza delle scuole paritarie, ma per l’intero comparto dell’educazione in Italia.

Viviamo tempi dove le contrapposizioni in politica fanno fuori i problemi che da anni rimangono irrisolti con soluzioni semplicistiche. Il sistema scolastico è ansimante, non è più adeguato alle esigenze occupazionali del mondo del lavoro e delle aziende che operano ancora nel Paese e viene proposto ancor oggi, di tagliare i fondi alle scuole così dette “dei ricchi” le vituperate paritarie, per così assorbire personale docente in abbondanza per soddisfare meglio i cittadini, personale e genitori, per un servizio pubblico a sola trazione statale.

Questa idea che lo Stato possa arrivare in tutto e per tutti nelle pieghe della società attraverso il denaro pubblico è del tutto irresponsabile e clientelare. In questi anni non si è mai pensato di attrarre anche dall’estero studenti in un sistema efficiente all’avanguardia, tecnologico e multilingue e soprattutto libero nella scelta e nel tipo di gestione della scuola che non sia obbligatoriamente statale, ma da privati con testata esperienza già riconosciutagli.  

L’alternativa applicata dopo l’entrata in vigore della Legge 10.03.2000 n° 62 è stata quella di erogare fondi attraverso le Regioni riconoscendo un bonus, voucher, buono scuola o altro che ai genitori che hanno i figli iscritti alle paritarie per ridurre il costo della retta e poi chi vivrà vedrà. Facendo pesare il sussidio che in realtà fa risparmiare allo stato 8.500 euro all’anno per ogni singolo studente allo Stato. Inconfutabili i dati di spesa presenti nell’articolo e ormai di dominio pubblico.

Questo sistema monopolistico del servizio scolastico non può condurre alla qualità auspicata perché gestito in modo autarchico che contravviene la più elementare regola economica della concorrenza.

Tutto ciò a scapito della qualità del servizio e dall’attrattività del capitale umano che potrebbe arrivare in questo Paese, già morfologicamente e culturalmente attrattivo, che non può parlare attraverso solo l’arte e i monumenti, ma attraverso chi lo abita e lo può fare apprezzare per la sua storia sempre alla ricerca della bellezza che l’umano ricerca, o dovrebbe ricercare, in ogni istante del suo vivere. Lo stupore di chi arriva in Italia dopo un lungo viaggio è evidente e non scontato.

Quesito n° 1 – a riguardo incontrovertibile la domanda in ogni suo aspetto, aggiungerei il richiamo all’art. 14 della Carta di Nizza che in Europa regola i Diritto Fondamentali dell’Unione Europea che ha aperto agli Stati Membri obbedienti il Pluralismo Educativo. I sistemi scolastici di Germania, Francia, Inghilterra, Finlandia, Svezia; Spagna… applicano il pluralismo integrando a costo zero, o quasi del tutto, le scuole paritarie. In Italia il sistema scolastico condivido che possa definirsi fuori dall’Europa.

Quesito n° 2 – a riguardo richiamo quanto riportato sopra in premessa.

Quesito n° 3 – a riguardo della discriminazione nella libertà di scelta, che giocoforza per ragioni economiche si verifica, nei confronti dei genitori di figli disabili, la ritengo una vergogna che dovrebbe essere trattata nei Tribunali sino alla Corte di Giustizia. Alla retta che si somma alle tasse anche il costo dell’insegnante di sostegno è un paradosso e l’atto più ingiusto che si può perpetrare nei confronti dei poveri, ma soprattutto nei confronti delle categorie che lo Stato dovrebbe proteggere.

Quesito n° 4 – a riguardo richiamo il sistema scolastico francese in cui lo Stato paga lo stipendio ai docenti delle scuole statali e delle scuole paritarie indistintamente. Uno Stato laico come la Francia sostiene il pluralismo attraverso uno strumento concreto che l’Italia chiede ormai a gran voce, visto il complicato contesto in cui si trova l’applicazione dello strumento del costo standard di sostenibilità per allievo, oggetto di un’ormai condiviso studio di cultori della materia, professori universitari per raggiungere gli altri Stati membri dell’Unione Europea nell’applicazione del pluralismo educativo volto a garantire la libertà di scelta dei genitori della scuola dei propri figli.

Gherardo Fiume
Candidato al Consiglio Regionale del Piemonte
Provincia VCO
Elezioni Piemonte 2019