Paulo e Felipe, i gemelli salvati dall’aborto, oggi diventati entrambi sacerdoti

La singolare vicenda di due fratelli cileni che, solo in seminario, hanno scoperto il gesto di libertà della madre: «Tutto era già contenuto nel suo sì»

«È stata la saggezza di mia madre, del suo cuore che ci ha permesso di sapere di un evento così incredibile al momento giusto». Questa è la storia di due gemelli cileni, diventati entrambi sacerdoti cattolici a 28 anni nell’aprile del 2012. Paulo e Felipe l’hanno raccontata al canale Cna. Il primo ha spiegato di aver sempre pensato che la sua vocazione sacerdotale fosse nata durante l’adolescenza, mentre poi ha scoperto che tutto era già contenuto nel «“sì” di mia madre».

UNITI DALL’INIZIO. Quello che i due giovani hanno riportato lo sono venuti a sapere quando erano già al sesto anno di seminario. La madre, Rosa Silva, residente nella città cilena di Laguinillas de Casablanca, scoprì nel 1984 di aspettare un figlio dopo che si era appena esposta ai raggi-x per via del suo lavoro in ospedale. Durante l’ecografia il medico le disse: «C’è qualcosa di strano: il bambino ha tre braccia, e i suoi piedi sono come intrappolati. Ha pure due teste». Nonostante parole così forti, a cui seguì il consiglio di abortire («tratta di quello terapeutico permesso in Cile») la madre dei gemelli rifiutò la proposta. I dottori provarono a insistere, spiegandole che la sua stessa vita era in pericolo. Ma Silva non cedette.
Il 10 settembre 1984 la donna partorì Felipe, un bambino perfettamente sano. Anche se subito dopo ci fu un’ulteriore complicanza: la placenta non usciva dal ventre della donna, perciò i dottori i dottori le proposero un raschiamento. Silva si oppose di nuovo, spiegando che sentiva in sé la presenza di un altro bambino. Così Paulo nacque 17 minuti dopo suo fratello: «Quest’ultimo dettaglio – precisa don Paulo stesso – è molto significativo per me». Perché se i medici avessero fatto un raschiamento, ora il ragazzo potrebbe essere morto o gravemente handicappato.

ABBANDONO E RITROVAMENTO. Molto presto i due giovani, pur essendo cresciuti in una casa cattolica, lasciarono la Chiesa. Ma alla fine del liceo il dolore causato dalla crisi familiare, che portò al divorzio i loro genitori, li riavvicinò entrambi a Dio. Don Paulo ha spiegato che, nonostante la lontananza, ha sempre provato nostalgia per il sacramento dell’Eucarestia, per i canti gregoriani e per il silenzio. Mentre don Felipe ha raccontato il suo riavvicinamento alla fede grazie a un sacerdote: «Dio mi stava chiamando. Capii che era in Dio e nelle cose di Dio che ero davvero felice. Non avevo dubbi: volevo diventare sacerdote». Fra di loro, non si confidarono i rispettivi desideri: «Credo che Dio abbia permesso che le cose andassero così per preservare la libertà della nostra risposta alla Sua chiamata», ha commentato don Paulo.
Finché nel 2003, all’età di 18 anni, i due scoprirono che sarebbero entrati insieme in seminario. Inizialmente, per la famiglia fu un colpo. Ma poi Silva, dopo il primo anno di seminario, confessò ai figli che era in pace vedendoli entrambi felici. In effetti, ha scherzato don Felipe, «Dio non ci ha presi mica in giro: Lui ci vuole felici».

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