Pasqua di sangue in Nigeria

Non hanno pace i nigeriani del Nord: durante le festività pasquali un’autobomba è esplosa a Kaduna vicino a due chiese, uccidendo almeno 40 persone, un’altra a Jos. Oggi, a Kano, la più grande città del nord, l’esercito ha disinnescato un ordigno individuato in un’autovettura parcheggiata in pieno centro.

È stata una Pasqua di sangue quella passata dai nigeriani che abitano nel Nord del paese. La festa cristiana è stata funestata da esplosioni che hanno causato la morte di oltre 50 persone, dopo che a Natale 44 persone sono rimaste uccise in seguito ad attentati commessi dalla setta integralista islamica di Boko Haram, che si crede legata ad Al Qaeda.

Nonostante gli estremisti non abbiano ancora rivendicato gli attacchi, la polizia nigeriana è convinta che l’autobomba esplosa domenica mattina a Kaduna al centro di un incrocio, vicino a due chiese che stavano celebrando la Pasqua, sia un attentato organizzato da Boko Haram. L’ultimo bilancio parla di 40 morti ma ci sarebbero almeno un’altra decina di feriti in condizioni gravissime. La versione ufficiale della dinamica dell’attentato non è stata ancora resa nota ma dovrebbe essersi svolto in questo modo: un kamikaze ha cercato di portare la sua auto imbottita di esplosivo all’ingresso di una chiesa ma, fermato a un posto di blocco, è tornato indietro ed è saltato in aria vicino a un altro edificio religioso, praticamente in mezzo a una miriade di moto-taxi parcheggiati in attesa dei fedeli che stavano ancora partecipando alla Messa pasquale. Altre vetture si sono incendiate e sono andate distrutte, facendo pensare alla presenza di una seconda autobomba.

Gli islamisti di Boko Haram, che significa «l’educazione occidentale è peccato», avevano promesso di compiere attentati durante la festa cristiana e insistono da mesi che «il cristianesimo deve essere sradicato dal Nord del paese», a maggioranza musulmana, dove deve essere instaurata la Sharia. Sempre a Pasqua un attentato si è consumato anche nella città di Jos, già colpita a Natale, dove non ci sono state vittime oltre a una decina di feriti.

Oggi, a Kano, la più grande città del nord, l’esercito ha disinnescato un ordigno individuato in un’autovettura parcheggiata in pieno centro. La metropoli era stata teatro lo scorso 20 gennaio di una serie di attacchi che avevano provocato 185 morti.

Il primo presidente cristiano nella storia della Nigeria, Goodluck Jonathan, non riesce a fermare l’ondata di violenza che ha causato la morte di oltre 400 persone, soprattutto cristiani, dall’inizio dell’anno. Il presidente ha più volte denunciato la presenza di infiltrati dei terroristi all’interno della polizia e anche del governo. A fine marzo, le trattative aperte dal governo con Boko Haram sono naufragate.
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