Parcheggi rosa per donne al volante. Le femministe si offendono, ma io ne approfitto

I parcheggi sudcoreani più ampi per le donne fanno gridare allo scandalo le femministe, ma io dico: «Godiamoci questo benedetto pezzo di cemento!»

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

parcheggi-rosaLa polemica arriva dalla Corea del Sud, dove l’amministrazione di Seul ha deciso di installare dei parcheggi destinati alle donne, molto più ampi del normale e identificati da un pupazzetto in gonnella. Da noi, subito un parco di amiche femministe ha bollato la trovata come l’ennesima discriminazione mascherata da favore; e in un attimo, quei provvidenziali trenta centimetri in più a guadagno della nostra utilitaria – una volta lasciati liberi – sono stati occupati da fior di attacchi. Ora: perché mai non si accoglie l’iniziativa come un gentile favore fatto a noi donne, armate di volante, ma sempre con così poche cartucce di tempo? Io, che ogni volta devo infilarmi a spiedino tra due auto – col rischio che figli irruenti inceneriscano gli angoli delle portiere contro altre carrozzerie – sarei solo contenta di aver più spazio. Prima che per par-condicio arrivino rivendicazioni maschiliste (chessò, sull’avere in bagno una toilette di ceramica più grande), godiamoci questo benedetto pezzo di cemento! Ad esempio: quante pochette di ombretti ci stanno in tre specchietti-lato-portiera risparmiati dal carrozziere?  E – sempre a proposito di cemento – il programma coreano female-friendly prevede inoltre la sostituzione del materiale di alcune pavimentazioni cittadine con uno più spugnoso, per permettere a chi vuole indossare scarpe alte di camminare senza problemi. Anche qui: chi si oppone per principio al lastricato da passerella evidentemente non si è mai giocato un paio di tacchi nuovi sul pavè di Porta romana.

L’iniziativa pro-guidatrici me ne ricorda un’altra, lanciata in occasione dell’ultima festa della donna. Una nota casa automobilistica italiana aveva invitato il gentil sesso ad usufruire di un coupon gratuito: un buono per istallarci gratis, sulla prossima vettura in acquisto, un sensore per parcheggio. “Non trovi che sia un insulto?” aveva sbottato la mia collega femminista. A me era servito un attimo per visualizzare la cosa. Un sensore per parcheggio. A esser sincera, mi pare tanto un utilissimo rumorino che avvisa giusto in tempo quando, ad esempio, un grosso cartello di Stop ti spunta fuori all’improvviso dal marciapiede sottocasa come un fungo; o ti soccorre al buio pesto mentre, a suon di sterzate alla taekwondo, cerchi di sbottigliare alla cieca la Punto dal bidone verde del vetro…
Mentre io ero lì che vagheggiavo l’incredibile portata dell’oggetto della discordia, lei sentenziava: “Quel maschilista del marketing che ha avuto questa trovata di cattivo gusto sarebbe da tirare sotto a tutta birra, e da fargli fare la fine della sfoglia per la lasagna”. Ma io ero ancora incredula rispetto a quello che per me sarebbe stata una celestiale benedizione dal cielo: un cortese bip-bip che semplicemente ti mette in guardia quando stai per impacchettare il paraurti alla stregua di una patata al cartoccio.
Me ne sono stata zitta, ma… diamine, e per tutti i motori a scoppio! Se domani il signor Fiat regalasse proprio a me il gadget suddetto, altro che stirarlo sul cavalcavia! Come minimo galopperei dal fiorista e gli porterei di corsa una corona di mimose omaggio in retromarcia.

Riassumendo il pensiero delle femministe più agguerrite: se non riescono a incunearsi col passeggino in qualche negozietto di Brera è una bagarre di denunce al sindaco; ma se qualcuno tende loro la mano per agevolare la sterzata, virano subito sulla difensiva.
Che poi, sotto sotto me le immagino alla prova dei fatti: se qualcuno soffiasse loro un bel comodo parcheggio rosa, si dovrebbero trattenere per non farlo nero.

Donne: dolcemente complicate.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •