La Sicilia punta alla destagionalizzazione ma vieta la balneazione fino a maggio

Politica contro politica. La giunta regionale guidata da Raffaele Lombardo vuole puntare al turismo tutto l’anno, ma l’assessorato all’ambiente dal 2007 ordina il divieto di balneazione fino a maggio. Intanto nel resto d’Italia il 50 per cento degli stabilimenti ha già aperto i battenti.

Nel programma operativo regionale della Sicilia (il Por, cioé la strategia complessiva nell’Isola) la giunta guidata da Raffaele Lombardo segnala tra gli obiettivi principali per il 2007/2013, al punto 3 «la destagionalizzazione dell’offerta turistica regionale». Per un’isola dal clima sempre mite, si dice in sintesi, la possibilità di “aprire” le attività per accogliere i turisti ben oltre l’estate sarebbe una delle principali leve per lo sviluppo economico siciliano. Il condizionale è d’obbligo, perché poi tra il progetto politico ideale e la sua realizzazione concreta attraverso l’attività quotidiana, in Sicilia c’è un oceano di intenzioni mancate.

In questi giorni succede qualcosa che ha dell’inverosimile. Lo scorso venerdì, il presidente nazionale del Sindacato balneari, cioè dei gestori degli stabilimenti, ha annunciato che il 50 per cento dei bagni italiani apriranno sin da aprile, in tempo per le festività pasquali, proprio per “sfruttare” la destagionalizzazione come fattore di sviluppo e favorire il turismo. Insomma, in tutt’Italia si riconosce come giusto il principio segnalato anche dalla Regione siciliana. Peccato che nell’isola l’assessorato regionale al territorio e all’ambiente ha emanato fin dal 2007 (lo stesso anno in cui si varava la destagionalizzazione con il Por) un circolare che stabilisce che la stagione balneare siciliana va tassativamente dal 1°maggio al 30 settembre, con buona pace della strategia di sviluppo. Gli fa eco anche l’assessorato alla Sanità, che ribadisce il divieto assoluto di balneazione prima dell’1 maggio e dopo il 30 settembre. Perché?

Le analisi dei laboratori di sanità delle Ausl e dei laboratori Arpa, che servono a verificare la salubrità delle spiagge e delle acque, iniziano ogni anno il 1° aprile, mai un giorno prima. Si potrebbero anticipare, ma è sempre stata questa la prassi, quindi non lo si fa. «Spendiamo tanti soldi per promuovere la Sicilia – replica il presidente del Sib Ragusa, Pino La Rosa – e l’assessorato alla Sanità vieta i bagni al mare perché non riescono a fare in tempo una valutazione sulla balneabilità delle acque. Si arriva quindi al paradosso di stabilimenti con concessione annuale che tirano fuori lettini e ombrelloni, ma devono dire ai clienti che fare il bagno è vietato. I bagnanti possono fare elioterapia». A Catania la vicenda destagionalizzazione è una guerra che va avanti da anni, anche perché ci si mette pure l’assessorato alle Attività produttive: «Sostengono – spiega il rappresentante locale del Sib, Giuseppe Ragusa – che non esiste l’agibilità alle strutture in inverno. Ma se c’è per tutta l’estate, com’è che poi scompare nelle altre stagioni?». Paradossi possibili solo in Sicilia, che persegue la destagionalizzazione ma fa di tutto per bloccarla.