Papa Francesco: tre indizi per capire se viviamo bene l’Eucarestia

La catechesi all’udienza generale di oggi: «Se ognuno di noi non si sente bisognoso della misericordia di Dio, non si sente peccatore, meglio che non vada a Messa!»

Papa Francesco, all’udienza generale di oggi, ha continuato la catechesi sull’eucarestia, chiedendo ai fedeli di riflettere sul suo rapporto con la nostra vita.«Come viviamo noi l’Eucaristia?», ha chiesto il Pontefice. «Come viviamo la Messa, quando andiamo a Messa la domenica? È solo un momento di festa? È una tradizione consolidata che si fa? È un’occasione per ritrovarsi o per sentirsi a posto, oppure è qualcosa di più?».

GLI ALTRI. Per aiutarci a capire come viviamo l’Eucaristia, papa Francesco ha invitato a riflettere su alcuni «segnali». «Il primo indizio è il nostro modo di guardare e considerare gli altri. Nell’Eucaristia Cristo attua sempre nuovamente il dono di sé che ci ha fatto sulla Croce. Tutta la sua vita è un atto di totale condivisione di sé per amore; perciò Egli amava stare con i discepoli e con le persone che aveva modo di conoscere. Questo significava per Lui condividere i loro desideri, i loro problemi, quello che agitava la loro anima e la loro vita. Ora noi, quando partecipiamo alla Santa Messa, ci ritroviamo con uomini e donne di ogni genere: giovani, anziani, bambini; poveri e benestanti; originari del posto e forestieri; accompagnati dai familiari e soli… Ma l’Eucaristia che celebro, mi porta a sentirli tutti, davvero come fratelli e sorelle? Fa crescere in me la capacità di gioire con chi gioisce e di piangere con chi piange? Mi spinge ad andare verso i poveri, i malati, gli emarginati? Mi aiuta a riconoscere in loro il volto di Gesù?».

PECCATORI PERDONATI. «Un secondo indizio, molto importante – ha proseguito – è la grazia di sentirsi perdonati e pronti a perdonare. A volte qualcuno chiede: “Perché si dovrebbe andare in chiesa, visto che chi partecipa abitualmente alla Santa Messa è peccatore come gli altri?”. Quante volte lo abbiamo sentito. In realtà, chi celebra l’Eucaristia non lo fa perché si ritiene o vuole apparire migliore degli altri, ma proprio perché si riconosce sempre bisognoso di essere accolto e rigenerato dalla misericordia di Dio, fatta carne in Gesù Cristo». E a braccio ha aggiunto: «Se ognuno di noi non si sente bisognoso della misericordia di Dio, non si sente peccatore, meglio che non vada a Messa! Perché noi andiamo a Messa perché siamo peccatori e vogliamo ricevere il perdono di Gesù, partecipare alla sua redenzione, al suo perdono. Il “Confesso” che diciamo all’inizio non è un “pro forma”, è un vero atto di penitenza! Io sono peccatore e confesso! Così inizia la Messa. Non dobbiamo mai dimenticare che l’Ultima Cena di Gesù ha avuto luogo «nella notte in cui veniva tradito». In quel pane e quel vino che offriamo e attorno ai quali ci raduniamo si rinnova ogni volta il dono del corpo e del sangue di Cristo per la remissione dei nostri peccati. Dobbiamo andare a Messa umilmente, come peccatori e il Signore ci riconcilia».

LA COMUNITA’. Il terzo indizio «ci viene offerto dal rapporto tra la celebrazione eucaristica e la vita delle nostre comunità cristiane. Bisogna sempre tenere presente che l’Eucaristia non è qualcosa che facciamo noi; non è una nostra commemorazione di quello che Gesù ha detto e fatto. È proprio un’azione di Cristo! È Cristo che li attua, che è sull’altare! E Cristo è il Signore. È un dono di Cristo, il quale si rende presente e ci raccoglie attorno a sé, per nutrirci della sua Parola e della sua vita. Questo significa che la missione e l’identità stessa della Chiesa sgorgano da lì, dall’Eucaristia, e lì sempre prendono forma. Una celebrazione può risultare anche impeccabile dal punto di vista esteriore, bellissima, ma se non ci conduce all’incontro con Gesù, rischia di non portare alcun nutrimento al nostro cuore e alla nostra vita. Attraverso l’Eucaristia, invece, Cristo vuole entrare nella nostra esistenza e permearla della sua grazia, così che in ogni comunità cristiana ci sia coerenza tra liturgia e vita: questa coerenza tra liturgia e vita».