«Papa Francesco non ha mai avuto legami con la dittatura argentina»

Parlano gli attivisti per i diritti umani: associare Jorge Mario Bergoglio alla dittatura «è una stupidità di Verbitsky», l’autore de “L’Isola del silenzio”

Ma quali ombre su papa Francesco e i suoi presunti rapporti con la dittatura militare argentina. Secondo il celebre attivista per i diritti umani e premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel, papa Bergoglio «non ha mai avuto legami con la dittatura», come lo accusano, invece, i suoi detrattori. Pérez Esquivel, pacifista argentino e fautore della non violenza, in un’intervista alla Bbc, infatti, ha detto che «ci sono stati vescovi che furono complici della dittatura, ma non Bergoglio». E ha ribadito: «Non c’è nessun tipo di legame che lo possa vincolare alla dittatura». Mentre, sul motivo degli attacchi, ha precisato: «Bergoglio è stato accusato perché si dice che non abbia fatto tutto il possibile per far uscire di prigione due sacerdoti incarcerati dai golpisti, essendo egli il superiore della congregazione dei Gesuiti. Ma io so per certo che molti sacerdoti che chiesero alla giunta militare la liberazione dei prigionieri non furono mai ascoltati», ha aggiunto il Nobel. Nel suo libro autobiografico, intitolato Il gesuita e pubblicato nel 2010, inoltre, è lo stesso Bergoglio a respingere le accuse: «Ho fatto tutto quello che potevo rispetto all’età che avevo e alle poche relazioni sulle quali potevo contare per farmi interprete delle necessità dei sequestrati», ha scritto.

NESSUN LEGAME. E Peréz Esquivel non è nemmeno l’unico a fugare le malelingue su Bergoglio; c’è anche Graciela Fernández Meijide, ex membro del Conadep, la Commissione nazionale sulla scomparsa delle persone, istituita nel dicembre del 1983 dal presidente Raúl Alfonsín per indagare sulle sorti dei desaparecidos e sulle altre violazioni di diritti umani compiute durante il periodo della Guerra sporca (1976-1983). «Tra tutte le testimonianze che ho raccolto, mai nessuna ha attestato che Bergoglio avesse legami con la dittatura», ha assicurato Fernández Meijide. E poi ha aggiunto: «In lui (Bergoglio, ndr) ho sempre visto una persona dalla mentalità aperta», ed «è così raro, oggi, incontrare persone che ascoltano». Parlando, invece, dei suoi rapporti con la famiglia Kirchner, ha detto: «Il suo intento è sempre stato quello di indicare le cose che funzionano e ai governi le cose che mancano da fare». L’impressione avuta da Fernández Meijide, piuttosto, è che «all’attuale presidente Cristina de Kirchner desse fastidio il fatto che Bergoglio non voleva sottomettersi e proseguiva dicendo che la povertà esisteva ancora»; anche se, teneva a precisare Bergoglio, «la sua priorità non è mai stata la politica argentina».

LE ACCUSE. Il mero fatto di associare il nome e la persona di Jorge Mario Bergoglio alla dittatura «è una stupidità di Verbitsky», ha spiegato con pazienza Julio Bárbaro a Mdz Radio. Bárbaro, noto peronista argentino che lavorò con il primo governo di Néstor Kirchner salvo poi farsi da parte, fa riferimento a Horacio Verbitsky, giornalista e autore del libro L’isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina, che raccoglie testimonianze di sopravvissuti e parenti dei desaparecidos. «Tutti sanno che Verbitsky è un poveretto che, pur di scrollarsi le colpe di dosso, è capace di raccontare irrazionalità», ha detto, «un poveretto che non capisce nulla» e che «si va prosciugando con il passare del tempo: mentre Bergoglio si espande con la sua santità, Verbitsky con il suo risentimento rimpicciolisce». E non è solo Verbitsky: per Bárbaro, infatti, in politica c’è «un’ala stupida» che cova un forte risentimento e relaziona il nuovo papa con la dittatura, «quella stessa ala stupida che pensa che chi la pensa diversamente da loro è un nemico». Bárbaro ha poi raccontato la sua personale reazione alla notizia dell’elezione di Bergoglio: «Mi sono molto commosso e ho cominciato a piangere quando ha cominciato a parlare, poi mi sono messo a cercare le lettere che mi ha scritto di suo pugno».