Bergoglio connivente con la dittatura argentina? No, nascondeva i dissidenti (cristiani e non)

La lista di Bergoglio, nuovo libro di Nello Scavo, racconta come l’allora padre gesuita salvò da Videla decine e decine di ricercati

«Orlando Yorio e io non siamo stati denunciati da Bergoglio». Le accuse contro papa Francesco si scontrano contro questa frase di Francisco Jalics, raccolta dal giornalista di Avvenire Nello Scavo. Francisco vive in Germania ed è uno dei due gesuiti che negli anni della dittatura argentina di Videla fu imprigionato per sei mesi e torturato, perché considerato vicino alla guerriglia di sinistra. Per anni si è pensato che dietro al loro arresto ci fosse Bergoglio, allora padre provinciale dei gesuiti. Non è andata così, come dimostra il libro di Scavo, La lista di Bergoglio (edizioni Emi).

LA RETE DEL GESUITA. Ma il reporter di Avvenire ha scoperto molto di più che non la semplice estraneità alle accuse di papa Francesco: una trama di testimonianze, voci, episodi che raccontano come Bergoglio abbia salvato decine e decine di ricercati dal regime videlista.

DALL’ATTIVISTA AL SACERDOTE. Gli esempi sono tantissimi. C’è la storia di Alicia Oliveira, attivista civile ricercata dai militari, vissuta a lungo in clandestinità: Bergoglio la andava a prendere di nascosto in auto e la portava ad incontrare i suoi figli. Oppure quella di Alfredo Somoza, studente universitario costretto a fuggire in Brasile e qui nascosto dai gesuiti: è riuscito a scappare in Europa nascosto in una nave cargo attraverso una rete messa in piedi proprio dal futuro Papa. Colpiscono anche le parole di padre Juan Carlos Scannone, temuto dal regime perché esponente della teologia del popolo eppure mai toccato dalla giunta militare, secondo cui «il mio amico Jorge mi coprì le spalle, mi salvò. E lo fece in svariate circostanze».

LA FUGA DEL SINDACALISTA. Jorge Mario Bergoglio aiutava tutti senza mai dare nell’occhio, sia perché non voleva essere scoperto dal regime sia perché non amava mettersi in mostra. Nel libro di Scavo tutti i testimoni si dicono impressionati dall’aiuto discreto che quel sacerdote ha dato loro, senza curarsi dell’appartenenza religiosa. Come avvenuto con Gonzalo Mosca, sindacalista uruguayano scappato in Argentina e ricercato anche a Buenos Aires: Bergoglio lo nascose per qualche giorno nel seminario della città, per tranquillizzarlo gli regalò pure dei romanzi di Borges e una radio. Per farlo scappare, mise in piedi un piano intricato per aggirare i controlli delle dittature confinanti: dall’Argentina al Paraguay fino in Brasile e da lì in Europa.