Papa Francesco: «Difendiamo la vita dalla cultura dello scarto»

La dottrina sociale della Chiesa difende «libertà religiosa, vita, diritto al lavoro, famiglia, educazione». C’è «una visione dell’uomo che si contrappone alla società dell’efficienza a tutti i costi»

Nella dottrina sociale della Chiesa «c’è un frutto particolarmente significativo del lungo cammino del popolo di Dio nella storia moderna e contemporanea: c’è la difesa della libertà religiosa, della vita in tutte le sue fasi, del diritto al lavoro e al lavoro decente, della famiglia, dell’educazione…». C’è, in sintesi, «una visione integrale dell’uomo» che si contrappone alla «cultura dello scarto», a una società dell’efficienza a tutti i costi che tende a violare la dignità umana.
Così si è rivolto questa mattina papa Francesco a una delegazione dell’Istituto Dignitatis humanae, guidata dal cardinale Renato Raffaele Martino. «Purtroppo – ha osservato – nella nostra epoca, così ricca di tante conquiste e speranze, non mancano poteri e forze che finiscono per produrre una cultura dello scarto; e questa tende a divenire mentalità comune. Le vittime di tale cultura sono proprio gli esseri umani più deboli e fragili, che rischiano di essere “scartati”, espulsi da un ingranaggio che dev’essere efficiente a tutti i costi. Questo falso modello di uomo e di società attua un ateismo pratico negando di fatto la Parola di Dio che dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” (cfrGen 1,26)». Solo se ci lasciamo interrogare da questa parola, ha detto il Papa, «le cose possono cambiare. La forza di questa parola pone dei limiti a chiunque voglia rendersi egemone prevaricando i diritti e la dignità altrui. Nel medesimo tempo, dona speranza e consolazione a chi non è in grado di difendersi, a chi non dispone di mezzi intellettuali e pratici per affermare il valore della propria sofferenza, dei propri diritti, della propria vita».

Sempre in mattinata papa Francesco ha ricevuto i partecipanti alla Plenaria del Pontificio consiglio per i laici, che si è tenuta in questi giorni sul tema: “Annunciare Cristo nell’era digitale”. Per la Chiesa internet, pur con le sue «illusioni pericolose e trappole da evitare (…) è indispensabile». Indispensabile, certo. Ma non può bastare: l’annuncio del Vangelo, infatti, «richiede relazioni umane autentiche e dirette per sfociare in un incontro personale con il Signore». «Internet è una realtà diffusa – ha osservato il Pontefice–, complessa e in continua evoluzione, e il suo sviluppo ripropone la questione sempre attuale del rapporto tra fede e cultura. Già durante i primi secoli dell’era cristiana, la Chiesa volle misurarsi con la straordinaria eredità della cultura greca. Di fronte a filosofie di grande profondità e a un metodo educativo di eccezionale valore, intrisi però di elementi pagani, i Padri non si chiusero al confronto, né d’altra parte cedettero al compromesso con alcune idee in contrasto con la fede. Seppero invece riconoscere e assimilare i concetti più elevati, trasformandoli dall’interno alla luce della Parola di Dio».