Papa Francesco all’Angelus: «Gesù dà ristoro a chi è nel bisogno, ma anche a quanti hanno tutto, tranne Dio»

Il Santo Padre in Piazza San Pietro rinnova l’invito di Gesù: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi». E ai cristiani chiede di dare «conforto ai fratelli, imitando con atteggiamento mite e umile il Maestro»

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Papa Francesco all’Angelus ha rinnovato l’invito di Gesù nel vangelo: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28). Gesù, ha detto il Papa, «ha davanti agli occhi le persone che incontra ogni giorno per le strade della Galilea: tanta gente semplice, poveri, malati, peccatori, emarginati». Gente che «lo ha sempre rincorso per ascoltare la sua parola, una parola che dava speranza! E per toccare anche solo un lembo della sua veste». Gesù, ha proseguito Papa Francesco, «cercava queste folle stanche e sfinite come pecore senza pastore, per annunciare loro il Regno di Dio e per guarire molti nel corpo e nello spirito».

«QUANTO FA MALE L’INDIFFERENZA». L’invito di Gesù, ha aggiunto il Santo Padre, «si estende fino ai nostri giorni». «Nei Paesi più poveri, ma anche nelle periferie dei Paesi più ricchi – ha ricordato il Pontefice – si trovano tante persone stanche e sfinite sotto il peso insopportabile dell’abbandono e dell’indifferenza». E «quanto male fa ai bisognosi – ha aggiunto a braccio – l’indifferenza umana, ancora peggio l’indifferenza dei cristiani».
«Ai margini della società – ha spiegato Papa Francesco – sono tanti gli uomini e le donne provati dall’indigenza, ma anche dall’insoddisfazione della vita e dalla frustrazione. Tanti sono costretti ad emigrare dalla loro Patria, mettendo a repentaglio la propria vita. Molti di più portano ogni giorno il peso di un sistema economico che sfrutta l’uomo, gli impone un “giogo” insopportabile, che i pochi privilegiati non vogliono portare». Ma a ciascuno di «questi figli del Padre che è nei cieli, Gesù ripete: “Venite a me, voi tutti”».

«UN INVITO RIVOLTO A TUTTI». Questo invito di Gesù, ha precisato Papa Francesco, è rivolto «anche a coloro che possiedono tutto, ma il loro cuore è vuoto e senza Dio». L’invito di Gesù, infatti, «è per tutti, ma in particolare per quelli che sono più nel bisogno». «Una volta ricevuto il ristoro e il conforto di Cristo – ha concluso il Papa – siamo chiamati a nostra volta a diventare ristoro e conforto per i fratelli, con atteggiamento mite e umile, ad imitazione del Maestro. La mitezza e l’umiltà del cuore ci aiutano non solo a farci carico del peso degli altri, ma anche a non pesare su di loro con le nostre vedute personali, i nostri giudizi o le nostre critiche, o la nostra indifferenza».
Dopo l’Angelus, il Papa ha salutato «romani e pellegrini» e ha rivolto un saluto «particolare e affettuoso» a «tutta la brava gente del Molise che ieri mi ha accolto nella loro bella terra, ma anche nel loro cuore. È stata un’accoglienza calorosa che non dimenticherò mai», ha detto Francesco, rinnovando poi l’invito a «pregare per me. Anch’io lo faccio per voi».

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