Pannella corre per D’Alema

L’ospite/Baget Bozzo

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Spara Pannella, spara perché altrimenti gli altri sparano a te. Pannella ha sempre avuto la cultura dell’aggressione: che bella idea nascondere un comportamento violento e violentatore sotto l’immagine della non violenza gandhiana. Infine, è un liberale di sinistra che ha posto un ethos rivoluzionario al servizio delle cause più diverse con una violenza pari alla sua intelligenza e alla sua capacità di leggere nei sentimenti popolari, la cultura radicale che egli ha creato nel nostro paese è una violenta affermazione delle tematiche minoritarie. Ci ha dato l’esempio della violenza delle minoranze che vogliono esse imporsi alle maggioranze. E nella società dei media la violenza è anche e soprattutto verbale e di immagine. Il referendum all’italiana è uno strumento che ha una violenza intrinseca, unita a una non meno intrinseca sterilità: può cassare una legge, non introdurne un’altra, distrugge senza un disegno di edificazione. E quando accade l’effetto è l’esempio della maggior casualità come il referendum sul maggioritario, costruito con il più vistoso e improprio tecnicismo giuridico da Emilio Colombo, sulla legge elettorale della Camera dei deputati. Le leggi che riguardano il collocamento del lavoro e la sua tutela sono leggi che sono incorporate nella vita di persone e di società. Debbono essere riformate, ma non possono essere abbattute senza che venga costruito un nuovo ordinamento. Se è giusto impedire che un’impresa si veda imposto dal giudice un lavoratore licenziato, occorre pur trovare una forma di compensazione per il lavoratore; se è giusto abolire il collocamento pubblico, ci vuole una legge per regolare quello privato, affinché non si torni semplicemente al caporalato. Non si può americanizzare l’Italia per referendum tanto più che non si americanizza l’Europa. Non si può cambiare per referendum il sistema sanitario nazionale. Solo il disorientamento politico italiano può far credere che si possa cambiare un sistema corporativo che dura dal fascismo solo a colpi di maglio referendario. Un maglio che è poi incapace di costruire sicché una maggioranza di sinistra può prescinderne, come è accaduto con tanti referendum della storia radicale. Se si pensa che, prima di tangentopoli, fu approvato a grande maggioranza in Italia un referendum sulla responsabilità civile dei giudici, ci si convince che i referendum sono un petardo grosso, ma non una bomba. Vanno bene per la violenza verbale di Pannella, ma servono solo a questo fine. Hanno rilanciato Pannella nella vita politica italiana mediante l’annullamento politico della Bonino. Per questo una forza moderata come Forza Italia può approvare il contenuto di alcuni referendum radicali ma non può affidare alla via referendaria la riforma dello stato sociale. Per questo non può firmare i referendum come con la solita violenza chiede Pannella. E alla violenza verbale aggiunge il ricatto: seminerà di liste Bonino tutte le regioni della penisola. A vantaggio di D’Alema che, in cambio, abbandona i sindacati e non si costituisce come governo quale parte davanti alla Consulta. Bene, ecco la verità della violenza: l’asse D’Alema-Pannella per far perdere le elezioni regionali del Nord al Polo. Ecco la faccia liberista del “non violento” Pannella. Ecco il vero volto della cultura radicale.

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