Pakistan. «Noi cristiani di Lahore crediamo in Gesù, non siamo spaventati dalle persecuzioni»

Testimonianza di un prete dopo l’attentato di Pasqua: «Nonostante le sofferenze, cresciamo nella fede e nel numero. Dobbiamo cambiare la mentalità degli estremisti»

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Pubblichiamo di seguito alcune riflessioni ricevute da tempi.it, scritte all’indomani degli attentati di Pasqua che hanno fatto 74 vittime e oltre 350 feriti a Lahore, da padre James Channan, sacerdote pakistano e direttore del Peace Center della città.

Il 27 marzo la comunità cristiana del Pakistan celebrava la grande festa della Pasqua. Un grande sentimento di gioia e soddisfazione pervadeva i fedeli, che hanno riempito così tanto le chiese per le messe che molti sono stati costretti a sedersi all’esterno. Io, come prete, ho celebrato tre messe per Pasqua nella parrocchia di San Luca, a Lahore. Sono rimasto sopraffatto dall’incredibile quantità di cattolici che si sono recati in chiesa. Quando sono tornato alla mia casa dei domenicani ho condiviso con i miei confratelli la felicità per il fatto che per tutta la Settimana santa non ci fossero stati incidenti o attacchi contro i cristiani. Eravamo tutti grati a Dio per questo. Poi, dopo un’ora, ci è giunta la notizia dell’enorme esplosione al parco pubblico di Gulshan-e-Iqbal di Lahore.

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Sono rimasto scioccato da una simile violenza che ha colpito un parco pubblico nel cuore di Lahore, dove le famiglie vanno con i loro bambini per divertirsi. (…) Poiché era la domenica di Pasqua, le famiglie cristiane riempivano il parco: qui è tradizione recarsi nel parco per le festività maggiori con la famiglia. E anche i musulmani spesso lo fanno alla domenica. (…) I miliziani hanno scelto apposta la Domenica di Pasqua per arrecare il massimo danno possibile ai cristiani, così come ai musulmani. L’attentato suicida è stato compiuto da un gruppo terrorista islamico chiamato Jamaat-ul-Aharar, che ha dichiarato di avere come principale obiettivo i cristiani che celebravano la Pasqua, anche se le vittime sono più numerose tra i musulmani.

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I cristiani in Pakistan appartengono alle classi più povere e sono il bersaglio più semplice da colpire per gli estremisti. Durante gli ultimi due anni ci sono stati diversi attacchi mortali contro i cristiani, ma questo è il più grave mai avvenuto a Lahore. (…) Tutta la nazione pakistana è in stato di shock ma è confortante vedere che la comunità cristiana rimane forte nella fede, nonostante tutto. A fronte delle persecuzioni e delle costanti sofferenze e discriminazioni che subiamo, il numero dei fedeli cresce in continuazione e a tassi altissimi. La fede dei cristiani è come una roccia che non può essere scossa. Crediamo in Gesù, nostro Signore. Lui ha sofferto, è morto ed è risorto nel terzo giorno. Gesù è risorto dai morti e non morirà mai più. Per questo non siamo spaventati dalle sofferenze e dalle persecuzioni. Cristo per noi è l’esempio per eccellenza e noi seguiamo il Dio vivente. Queste sofferenze non indeboliscono la nostra fede.

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Molti musulmani in Pakistan ci hanno consolato. Loro pregano per le nostre vittime così come noi preghiamo per le loro. I religiosi musulmani e altri leader hanno condannato gli odiosi attacchi con le parole più dure possibili. La maggior parte dei musulmani pakistani vuole la pace e condanna ogni tipo di discriminazione e attacchi contro i cristiani. (…) Io ho organizzato al nostro Centro della pace di Lahore per il 2 aprile una funzione di preghiera alla quale parteciperanno anche leader religiosi musulmani e indù. Condanniamo tutti fermamente questo atto di terrorismo e chiediamo al governo del Pakistan di prendere ogni misura necessaria per fermare le uccisioni nel nome della religione. L’attuale deprimente condizione del Pakistan ci spinge a giocare un ruolo ancora più attivo e positivo nel promuovere il dialogo tra cristiani e musulmani. (…) Dobbiamo cercare di cambiare la mentalità di questi gruppi radicali. Sembra difficile ma non è impossibile ed è una delle più grandi sfide per noi.


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